Sur un Luth

Rubo senza ombra di vergogna questa deliziosa poesia di Mellin de Saint-Gelais dal ricchissimo sito di Richard Civiol, luth-librairie.

O luth, plus estimé présent
Que chose que j’aye à présent,
Luth, de l’honneste lieu venu
Où mon coeur est pris et tenu,

Luth qui responds à mes pensées,
Si tost qu’elles sont commencées
Luth, que j’ay faict assez de nuictz
Juge et tesmoin de mes ennuys,

Ne pouvant voir auprès de moy
Celle qui t’eust auprès de soy,
Je te supply, fay moy entendre
Comme, touchant à la main tendre,

Ton bois s’est guarenty du feu
Qui si bien esprendre m’a sceu
Et s’il se pourroit bien esteindre
Par souvent chanter et me plaindre.

Que pleust à Dieu, Luth, que ta voix
Peust aller où du coeur je vois,
Tant que mon tourment bien ouy
En peut rapporter un ouy.

Lors tu me ferois plus de grace
Qu’onc n’en feit la Harpe de Thrace
Qui faisoit les montagnes suivre,
Car tu ferois un mort revivre.

Liuto barocco

Come molti ex-chitarristi sono stato attratto verso il liuto dalla quantità di musica per liuto barocco (segnatamente J. S. Bach e S. L. Weiss) che si trascrive spesso malamente per la chitarra classica.
La passione fu a quel tempo talmente forte da farmi ordinare una splendida chitarra a 10 corde di “José Ramirez. L’effetto della scuola di Narciso Yepes era forte e noi allievi avevamo quasi tutti una 10 corde.

Dopo qualche anno l’interesse e la passione sono le stesse.
Così da liutista l’interesse per il liuto barocco è ovvio e immediato. Il discorso sarebbe molto, MOLTO più lungo, ma mi limito a dire che nell’agosto del 2006 sono entrato in contatto con Hendrik Hasenfuss e dopo due lunghe e forse esaustive chiacchierate ho confermato la mia intenzione di aver un liuto barocco a 11 cori costruito da lui, basandosi su lavoro del liutaio amburghese Joachim Tielke, in particolare su un suo ben noto liuto del 1696.

Hendrik Hasenfuss ha una lista d’attesa di circa 18 mesi e dunque sto ancora aspettando, ma nel frattempo i miei gusti sono leggermente cambiati e ho cominciato a tempestarlo di e-mails per ottenere un nuovo appuntamento e ridiscutere quasi completamente lo strumento.
Dopo due mesi e mezzo di tentativi non andati a buon fine ho potuto incontrarlo ieri pomeriggio nel suo laboratorio per un po’ più di due ore, cha ha trascorse spiegandomi ancora una volta tantissime cose sui liuti, sui loro materiali e sullo stile di Joachim Tielke.

Appena rientrato nella mia stanza dell’hôtel Haus Sonnenschein di Blankenberg, con un gran mal di testa per le troppe informazioni ricevute in così poco tempo, ho cercato di appuntarmi alcune tra le cose più importanti che ci siamo detti in quell’occasione. le riporto così come le ho trascritte nella tarda serata di ieri.

Visita a Hendrik Hasefuss del 17 Ottobre 2007

Prima di tutto mi ha parlato di materiali:

Il Palissandro di Rio, ormai rarissimo e soprattutto la cui vendita è vietatissima, come l’avorio. Dovrebbe avere un certificato di accompagnamento. Purtroppo quando la scorta attuale è stata acquistata non usava.
Le particolari venature e i disegni sono generati dalla presenza di enormi “tarli” che hanno scavato gallerie nel legno che poi sono state riempite dall’acqua.
Tali gallerie hanno prodotto le particolari venature caratteristiche del Palissandro di Rio, il Palissandro che cresce lungo le rive del Rio delle Amazzoni.
Acetato, acquistato presso una piccola fabbrica di occhiali e tagliato in striscioline sottili e poi dorato con autentica foglia d’oro al di sotto. Permette di sostituire la tartaruga per particolari ornamentazioni.
Osso naturale. Non sbiancato malamente con prodotti chimici, ma naturalmente. L’osso ha dei piccoli pori che contengono il materiale che di solito ne garantisce l’elasticità. Se sbiancato chimicamente l’osso erde brutalmente tale materiale e diventa duro e friabile. Con l’osso si possono fare ottimi lavori, come per esempio il centro o i bordi della tastiera (Griffbrett), nonché i piroli (Wirbel).
L’avorio: dev’essere tagliato da una sega speciale raffreddata con acqua, di modo che non si riscaldi mai e non diventi friabile. Suona magnificamente e NON è poroso, se non pochissimo.
La celluloide: può sostituire l’avorio in parti che richiedono una lavorazione particolarmente sottile, come le giunzioni tra le doghe (Späne) o le bordature della tavola armonica
L’Ilexholz (Agrifoglio): legno che non diventa mai “giallo”, ma resta del proprio colore molto chiaro. Tuttavia non è proprio “bianco”.
Il problema è che ci sono materiali che possono essere accoppiati insieme, come ad esempio l’avorio, l’osso e la celluloide, mentre altri che non insieme assolutamente non vanno. Se si fanno particolari lavorazioni con l’agrifoglio bisogna che le parti a vista in tale sfumatura di colore siano tutte in agrifoglio, mentre viceversa avorio, osso e celluloide possono sposarsi insieme.

Il mio liuto basato su Joachim Tielke:

  • Il cavigliere ha la parte superiore in avorio con relativo cavigliere per il cantino (Diskantreiter) in avorio. Le parti laterali sono in Palissandro e devono arrivare a delimitare in modo visibile la parte in avorio, sia sopra che sotto. Altrimenti il bianco dell’avorio si perde nel “paesaggio”, mentre delimitato ha più significato.
  • Il fondo del cavigliere, traforato con il tipico motivo floreale di Tielke, è d’ebano all’interno e d’avorio all’esterno, cosí guardato attraverso mostra il tipico contrasto di colori che fu proprio degli strumenti di Joachim Tielke.
  • I piroli sono di Cocobolo con la punta in osso.
  • Il manico è rivestito di Palissandro, mentre la tastiera presenta un largo riquadro d’avorio (osso?) e all’interno è in Palissandro.
  • Le doghe sono in Palissandro e le giunzioni tra le doghe probabilmente in celluloide.
  • La tavola armonica del solito abete tedesco bordata con tre righe (forse) alternate di celluloide e Palissandro.
  • Il ponticello presenta anche lui una lastronatura in avorio a richiamo del riquadro della tastiera.
  • Se ho fortuna avrò il liuto verso maggio 2008.

    Ho scelto di ordinare la custodia dalla solita Kingham, che mi piace molto di più delle proposte alternative che ho visto in circolazione. Questo significa naturalmente che Hendrik Hasenfuss mi farà avere le misure in tempo per spedirle alla Kingham.

    Arciliuto

    Sellas_16381

    Posso parlare solo di innamoramento in questo caso, non certo di necessità.

    L’attrazione fatale verso la musica del ‘600 ha finito per prevalere su qualunque logica e lo scorso sabato ho telefonato a Massimo per avere dei lumi.
    Ha senso avere un arciliuto? Quale?
    In più io ho un certo imbarazzo a circolare con custodie rigide lunghe DUE METRI e dunque pensavo all’arciliuto che ho visto a casa di Massimo e che ha dimensioni del tutto umane (un metro circa).

    Massimo è stato decisamente positivo sull’argomento e molto generoso di consigli:

    • l’utilizzo dell’accordatura rinascimentale rende la vita decisamente MOLTO più facile
    • evitare gli strumenti pedissequamente copiati dagli originali e che poi sono insuonabili
    • nonostante ciò che i musei presentano, il primo coro è meglio sia singolo
    • i cori non tastati possono tranquillamente essere singoli. Se raddoppiati sono molto difficili sa far suonare correttamente e tendono a sbattere tra loro
    • la qualità delle corde utilizzate oggi permetterebbe ampiamente l’utilizzo di cori singoli non tastati
    • la lunghezza delle corde vibranti tastate dovrebbe rimanere simile a quella del liuto rinascimentale, cosí da non richiedere alla mano sinistra un cambiamento radicale di impostazione
    • il repertorio è ampio e molto bello. Basterebbe Alessandro Piccinini a giustificare l’acquisto di un arciliuto.

    Così ho preso il coraggio a due mani (come si dice) e ho telefonato a Stephen Barber & Sandi Harris, che hanno fatto il liuto rinascimentale a 8 cori (Hans Frei – Vienna, Kunsthistorisches Museum C34).
    Ho parlato a lungo con Stephen, che ha MOLTO insistito sulle caratteristiche dell’arciliuto così come è presente nelle collezioni. A suo parere deve pur esserci un motivo se tutti gli arciliuti sopravvissuti, di qualunque dimensione, presentano tutti i cori doppi. Non si tratterebbe tanto di una questione di “qualità delle corde”, quanto di piuttosto di “colore del suono”.
    In fondo i piroli possono essere lasciati liberi e il ponticello forato perché le due opzioni siano possibili, cioè sia quella indicata da Massimo (rimo coro e cori non tastati singoli) che quella “storica” (tutti cori doppi).

    Io ho sottolineato che mi farebbe molto piacere suonare (almeno provarci!) sulla copia di uno strumento nato a Venezia e le immagini dei due strumenti di Matteo Sellas sono davvero splendide.

    Rimane aperta la questione della lunghezza della corda vibrante: io sono tentato di scegliere comunque il modello si Matteo Sellas esposto a Parigi, alla Cité de la Musique, che presenta una corda vibrante un poco più corta (credo circa 580mm) rispetto a un altro strumento un poco più lungo.
    Data la notevole qualità delle nostre corde, davvero pochi millimetri in meno sui cori non tastati non dovrebbero gravemente compromettere la qualità del suono, e lo strumento sarebbe più corto.
    Una mia mania? Può darsi.

    Ora passo al tempo dell’attesa. Come la volta scorsa (gennaio 2006), lo strumento dovrebbe essere pronto per Resonanzen 2008, la manifestazione viennese dedicata alla musica antica che comprende una notevole esposizione di strumenti. Si tiene ogni anno nella seconda metà di gennaio.

    Ne scriverò ancora, dell’arciliuto intendo.

    Ubi consistam

    Da mesi ormai la Maison de la Musique Ancienne a Parigi è in vendita.
    Pur avendo frequentato Parigi abitualmente fino a pochi anni fa, non sapevo assolutamente che ci fosse un luogo del genere. Così appena è comparsa l’e-mail sulla lista dei liutisti francofoni mi sono lasciato vincere dalla curiosità e ho scritto.
    Gentilissimi.
    Vorrei andare a visitarla: oggi so che non è certo proponibile che io comperi un’attività a Parigi (!!!), ma l’idea è straordinariamente buona e va approfondita.
    Perché non aprire qualcosa di molto, molto simile in una grande città italiana? Una a caso: Torino?
    Mi sto documentando con il tipico approccio industriale: piano economico-finanziario, mercati, linee di prodotto, etc etc
    Consigliabilissimo il testo di Galla, Paresson, “Aprire una libreria.

    Vi risparmio tutte le riflessioni del piano: apparentemente l’idea non sembra completamente folle dal punto di vista economico.

    Continuerò a postare su questo blog l’avanzamento lavori.