Marco da L’Aquila – Opera Omnia online curata da Arthur Ness

Come ricorderete, l’edizione delle opere di Marco da L’Aquila ha subito percorsi piuttosto complessi, sicuramente segnati anche dal tragico terremoto del 2009.
Il grande musicologo Arthur Ness, cui tutti dobbiamo la fondamentale edizione critica delle opere di Francesco Canova da Milano, aveva curato e pubblicato online la sua edizione delle opere di Marco da L’Aquila, ma il suo sito personale era stato successivamente rimosso, per ragioni credo molto banali, dal suo provider Verizon.
Qualche giorno fa la domanda di un liutista mi ha ricordato che il web nella sua totalità (incredibile, vero?) viene sistematicamente archiviato da Web Archive e che dunque, con un poco di fortuna, forse avrei potuto raggiungere anche le opere di Marco da L’Aquila nell’edizione online di Ness.

Ebbene, effettivamente nel settembre 2014 il sito di Arthur Ness era ancora disponibile ed è stato effettivamente archiviato.

L’edizione di Ness delle opere di Marco da L’Aquila è dunque disponibile a QUESTO INDIRIZZO (anche se forse non per sempre…)

L’Air de Cour en France

AirdeCourDa un paio di giorni ho ricevuto dalla segreteria della Sommerakademie – Alte Musik la comunicazione che Jakob Lindberg preparerà per il concerto conclusivo un arrangiamento di Ballets de cour di Robert Ballard.

Mi sono così ricordato che da mesi (sic!) avevo intenzione di pubblicare il link al bel libro della musicologa Durosoir dedicato a L’Air de Cour en France.

Anche se solo parzialmente, potete leggerlo qui: Georgie Durosoir, L’Air de Cour en France, Mardaga 1991

La lunghezza della tiorba

Tiorba_Venere_Padova_1611_KHM_SAM_43Come raccontavo nel post precedente, non è che le dimensioni di un potente chitarrone italiano siano di una comodità straordinaria: è inevitabile porsi qualche domanda (del tipo: “ma voglio davvero passare i prossimi dieci anni a portarmi in giro questo coso??”) e fare qualche ricerca.
Lo spunto me l’ha dato il concerto a Verbania: Rolf suonava una tiorba “corta” e ricordavo numerosi dialoghi sulla pressoché atrofizzata lista dei liutisti italiani tra i fautori di uno strumento corto e trasportabile e i filologi che non tollerano alcunché che sia lungo meno di un metro e settanta.
Così mi sono messo in caccia: prima ho riletto con calma e attenzione l’ottimo lavoro di Diego Cantalupi sulla Tiorba (potete scaricarlo da QUI), poi ho ricominciato a scandire i siti dei principali musei, soprattutto a partire dalle indicazioni fornite dai liutai.
Con tutti i limiti di una ricerca certamente non degna di un lavoro scientifico, ho però notato il riferimento che il liutaio ceco Jiri Cepelak fa a una tiorba costruita da Wendelio Venere (Wendelin Tieffenbrucker) a Padova nel 1611 e oggi conservata a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum con il numero di catalogo SAM 43.
Ho scritto al Museo e sono in attesa di ricevere i disegni dello strumento, il quale avrebbe una lunghezza dei sei cori tastati di 75,3cm e dei contrabbassi di 121,2cm. Anche il liutaio Jiri Cepelak sottolinea che la lunghezza vibrante sarebbe “davvero inusuale e probabilmente non autentica”, ma mi sembra testimoniare quanto possa essere comodo avere a disposizione uno strumento della famiglia della tiorba, ma di lunghezza più umana.
Sono assolutamente convinto che ci siano ottimi motivi – oltre alle numerose testimonianze museali – per sottolineare l’autenticità (e relativa unicità) degli strumenti di grandi dimensioni, ma – come una volta mi ha fatto notare il liutaio Ivo Magherini: prima di tutto, quale tiorba?
Dalla tiorba padovana al théorbe des piéces le variazioni sono davvero talmente numerose che – come sempre nella famiglia dei liuti – il povero liutista dovrebbe rassegnarsi a vivere in un museo (e ad averne il budget) e organizzarsi per assumere il personale necessario che – come alla corte di Louis XIV – abbia la responsabilità dell’accordatura e dell’acquisto delle corde per i numerosissimi strumenti a costante disposizione dei musicisti del re.

Per il momento dunque mi si ripropone la domanda di sempre: ma davvero voglio passare i prossimi n anni a portarmi in giro uno strumento del genere? Probabilmente sì.

Accords nouveaux

Gaultier_L81Durante il periodo che oggi noi consideriamo di transizione tra l’accordatura derivata dal liuto rinascimentale e l’approdo semi-definitivo all’accordatura per terze, caratteristica del liuto barocco, si posizionano un numero significativo di nuove accordature, in particolare in uso presso i liutisti francesi del XVII secolo.

François-Pierre Goy e Andreas Schlegel hanno pubblicato un interessantissimo sito, significativamente battezzato Accords nouveaux, interamente dedicato al complesso tema delle nuove accordature.
Il sito stesso e tutte le informazioni sono al momento disponibili unicamente in Tedesco, ma il sito annuncia che la traduzione in Francese e in Inglese del sito sarà pubblicata molto presto.

Il testo completo in Francese della tesi di François-Pierre Goy, Les sources manuscrites de la musique pour luth sur les “ACCORDS NOUVEAUX” (vers 1624–vers 1710): catalogue commenté può essere scaricato in un unico file in formato PDF da qui, come indicato in questa pagina.

Vi invito a dare un’occhiata al sito, anche se non avete necessariamente la massima dimestichezza con lingua di Goethe, perché l’elenco delle fonti manoscritte e a stampa mi sembra un riferimento di fondamentale interesse per musicisti e studiosi.
La banca dati contiene al momento i riferimenti a circa 2000 brani che richiedono una nuova accordatura.

Comme d’habitude molti ringraziamenti a François-Pierre Goy e Andreas Schlegel per aver messo a disposizione dell’intera comunità il proprio lavoro.

Una tesi su Santino Garsi da Parma

Ms40153Per quanto mi è dato sapere, non sono poi così le ricerche relative a Santino Garsi, liutista attivo alla corte dei Farnese e musicista della Marchesa di Sala, Barbara Sanvitale nata Sanseverino, come ricorda Arthur J. Ness in questa e-mail.
Le sue opere sono sparse tra vari manoscritti, per molti anni malamente dispersi.
Una e-mail sulla solita lista e il flusso di risposte che ne è derivato mi hanno smosso a riprendere una ricerca che mi aveva già impegnato senza successo un paio di anni fa.
Ma questa volta il risultato è differente: una tesi di laurea è stata recentemente pubblicata da Paolo Schianchi e può essere consultata almeno in parte qui.
Non ho potuto ancora sfogliarla completamente, ma l’indice promette un lavoro esteso di ricerca sull’autore e sulle numerose fonti manoscritte.

In attesa di poterla leggere per intero, potete comunque far riferimento alle trascrizioni interpretative di Arto Wikla, che ha dato inizio con la sua e-mail alla mia ricerca.

Aggiornamento
L’autore mi ha gentilmente segnalato che il volume dedicato a Garsi può essere acquistato qui.