Vaudry, de Visée e la tiorba

De Visee_Prelude_256Ho continuato a studiare la tiorba, cercando caparbiamente una posizione che mi permettesse di sostenere senza troppo sforzo uno strumento delle dimensioni del mio (82,5 cm di corde tastate e 167cm per i sette diapason) e di suonare per un periodo di tempo abbastanza lungo.
E ho cambiato a casa: in quella attuale ho un minuscolo giardino e ho deciso di riservarmi la veranda / giardino d’inverno proprio per suonare: in questo periodo i merli passano a raccogliere il materiale da costruzione per i loro nidi e ho l’impressione che spesso si fermino a guardare lo strano personaggio che cerca di maneggiare un ancora più strano strumento.
In ogni caso l’effetto pacificante è eccellente e la sonorità della veranda molto migliore dell’angolino “aspro” in cui avevo l’abitudine di suonare fino a un mese fa.

Naturalmente mi dovrei concentrare sul basso continuo, magari cercando di mettere in pratica quello che Massimo pazientemente mi ripete ogni due settimane. Dovrei sapere ormai quasi a memoria il testo di Nigel North (che foto orrenda che hanno postato su Wikipedia!) sullo stesso argomento (Continuo Playing on the Lute, Archlute and Theorbo, London and Boston: Faber Music in association with Faber & Faber,. 1987) di cui ho il lusso di possedere due copie rilegate. Infine dovrei passare molto tempo esercitandomi sui Partimenti, per non menzionare il ben noto trattato di Agostino Agazzari, etc. etc., ma quando si è presa una malattia, con il liuto francese o con la tiorba è comunque difficile guarirne.
De_Visee_Chaconne_258Il risultato è invece che sono tornato allo splendido manoscritto di Jean-Etienne Vaudry, seigneur de Saizenay e mi sono immerso nelle splendide pagine per tiorba.
Confesso che l’idea di suonare gli appunti scritti a mano (penna d’oca) da un allievo diretto di Robert de Visée ha il suo fascino, e non solo musicale.
Da qualche parte bisogna ben cominciare, e così la scelta è caduta sulla splendida Chaconne in A mi la a p. 258 del manoscritto preceduta dal Prélude a p.256
Due brani splendidi, non complessi tecnicamente, ma abbastanza ricchi da richiedere un po’ di attenzione.
Ho di fronte a me un fine settimana solitario: ho idea che la tiorba suonerà più del solito…

La ripresa – quest’anno tocca alla tiorba

2012_SMAVDal mio ultimo post è passato moltissimo tempo: oltre quattro mesi. Le cose da raccontare sono moltissime, ma inizierò con la mia ripresa presso la Scuola di Musica Antica a Venezia con Massimo Lonardi.
La scuola ha cambiato sede e ora si trova in un bellissimo edificio cinquecentesco in S. Croce 131/A. Inoltre, come Massimo ha subito rilevato, il grande atrio al piano terra si presta benissimo per concerti e ha un’acustica molto favorevole. Vedremo.

Ma torno alla “mia” ripresa: lo scorso anno ero stato “vittima” di una delirante disputa con un liutaio tedesco che aveva causato la rimozione (unilaterale) del mio ordine dalla sua lista d’attesa: un danno piuttosto grave se si considera che l’attesa può durare dai tre ai sei anni.
Per fortuna un caro amico tedesco mi prestò la sua tiorba (per ironia della sorte costruita dallo stesso artigiano protagonista della disputa di cui sopra), permettendomi così du muovere i primi passi.
E tali sono stati: abituarsi a un chitarrone gigantesco non viene naturale nemmeno a un “ragazzone” come me, ma alla fine ho iniziato a essere meno intimidito e più a mio agio.
La partecipazione alla Sommerakademie ha richiesto un trasporto estivo non dei più pratici (la custodia è lunga oltre due metri!), ma la lezione di Jakob Lindberg mi ha aiutato a trovare una postura che non assassinasse la mia spina dorsale.
Così ieri – infine – mi sono presentato a Massimo con la tiorba, la Toccata Seconda Arpeggiata di Kapsberger (che ho suonato orribilmente) e le Nuove Musiche di Giulio Caccini per il basso continuo.
Massimo ha corretto immediatamente lo scarso equilibrio di volume tra i bassi e le voci superiori e mi ha invitato a evitare di suonare “a metronomo”.
Ora dovrei passare allo studio di brani meno impegnativi, magari tratti dal volume di Alessandro Piccinini e dal Quarto Libro di Kapsberger. Ma come direbbe un professionista della politica: il problema è un altro. Non che io non ami in assoluto la musica italiana, però il repertorio francese della seconda metà del ‘600 mi piace MOLTO di più.
Robert de Visée e i brani per tiorba contenuti del manoscritto Vaudry de Saizenay mi piacciono, per dirla in maniera diretta, molto di più.
Certo, sono anche più complessi di quanto ho appena citato, ma l’attrazione è fatale, almeno per me.
E magari si presterebbero a uno strumento meno intrasportabile del fatidico chitarrone italiano del primo ‘600, potente come un cannone da contraerea ma altrettanto scomodo da spostare.

A margine di queste riflessioni ricordo brevemente il bellissimo concerto di Jordi Savall e Rolf Lislevand ascoltato in agosto a Verbania: impossibile non accorgersi che Rolf suonava una bellissima tiorba molto “corta” e sicuramente più facilmente trasportabile del chitarrone di cui sopra.

Chiacchiere

IMG_0137Oggi non ho voglia di indicare links a varie antiche edizioni e nemmeno di commentare posts altrui: oggi tocca alle chiacchiere domenicali.

Dopo quasi due mesi di pausa, ieri ho ripreso gli incontri con Massimo Lonardi alla SMAV: treno alle 9:26, galoppata attraverso il centro di Venezia, poi 90 minuti abbondanti di musica in solitaria e infine lezione, succosa e impegnativa come sempre.
In una breve interruzione ho anche discusso dell’opportunità di un concerto in Venezia, ora che la Fondazione Querini Stampalia non è più il nostro luogo di riferimento (Per i tagli alla cultura, un sentito grazie! NdR).
Volutamente non scrivo in questo diario dei miei alti e bassi in area professionale, ma non posso non citare una lunga pausa dalla musica: il mese di Gennaio è stato funestato da grane di vario genere che, per la prima volta dopo parecchio tempo, mi hanno di fatto impedito di avere la serenità necessaria alla musica.
La parentesi si è chiusa felicemente questa settimana, grazie anche a una fantastica serata presso H-Farm e alle interessanti conseguenze che seguiranno.

Durante la cosiddetta “pausa” non ho invece smesso di insegnare a Tommaso e a Cecilia. mio figlio Tommaso ha compiuto i suoi 13 anni con il liuto in braccio: mi sembra di poter dire che ha ricevuto in dono un bel suono “naturale” e il suo entusiasmo è contagioso. Con lui tento un’esperienza che ho ricavato dalle molte letture di questi anni e dalla stringata pagina di David Tayler: provo a immaginarmi, a ricostruire quale fosse la formazione musicale di un allievo cinquecentesco. Evito con cura espressioni come “sol minore”, etc. e mi regalo il lusso di suonare -e aiutare a suonare- uno studente che non è stato prima un chitarrista.
Tra l’altro, ieri ho incrociato a Venezia un’allieva di Massimo e proprio con lei ho avuto occasione di perorare questo metodo: mi rendo perfettamente conto che un prontuario di accordi per liuto rinascimentale sia utile, specie per una principiante, ma Perino Fiorentino ne avrebbe avuto uno?
Morale: Tommaso prende appunti sul suo quaderno e legge direttamente l’intavolatura italiana e francese. Sono trascorsi poco più di tre mesi dalla sua prima lezione con Jakob Lindberg e per il momento non molla.

Cecilia ha una bella voce a studia canto pianoforte già da qualche tempo: non ho voluto resistere alal tentazione e ho iniziato, pian piano, a farle leggere qualche chansons di Claudin de Sermisy. L’intenzione, nemmeno tanto segreta, è di riuscire in qualche tempo a ottenere che Tommaso e Cecilia possano fare un po’ di buona musica insieme.
Anche con lei il lavoro procede: ha 11 anni e certamente non posso pretendere l’intonazione e la tecnica di un’allieva maggiorenne, ma il risultato si lascia ascoltare e ha la freschezza che potevo immaginarmi da un’esecuzione estemporanea dell’edizione di Pierre Attaingnant.
Per il momento ci siamo limitati a Tant que vivray</i e Il me suffit, ma se la pazienza ci assiste spero di riuscire a studiare tutte le cinque chansons di Claudin incluse nella Très brève et familière Introduction….

Aggiungo che, come in tante altre situazioni analoghe, trasformarsi in estemporaneo maestro, tentare di trasferire a studenti giovanissimi quel poco che io stesso sono riuscito ad assorbire mi spinge ad approfondire più e meglio. E’ una bellissima esperienza, qualunque sia il livello raggiunto dai nostri sforzi.

Viaggiare

Va bene, fa caldo: non è una novità. E io lo patisco, altra cosa nota a tutti coloro che mi conoscono, Massimo incluso 🙂
Poi è luglio e io ho il piacere di spendere un poco di tempo coi miei figli nella casa al mare, cercando di mantenere i ritmi di lavoro e di studio. Anzi, provo addirittura ad aumentare il tempo che dedico alla musica.
Il risultato è che di solito mi barrico in una stanzetta un po’ più fresca delle altre, punto un ventilatore nella mia direzione e mi appoggio stracci e straccetti da tutte le parti. Massimo mi ha messo in guardia già qualche anno fa: prima o poi mi si scolla il liuto per il sudore 😉
Tutto andava bene quando ero il felice possessore di UN liuto a 8 cori: lo piazzavo in auto insieme al resto, e via.
Qualche giorno fa David Van Ooijen scriveva:

The definition of a lute player is an instrumentalist who’s always one
instrument short.

Col tempo ho ceduto anch’io alla voluttà di pensare costantemente al prossimo strumento, e ora ne ho TRE. L’11 cori di cui scrivo spesso è la mia grande passione, e in più mi dà l’impressione di produrre musica, non solo “raspamenti di corde”, ma come si fa a lasciare a casa Dowland & C.?
In più se mi “scappa” di far soffrire Francesco da Milano o Pietro Paulo, non posso certo tirare un po’ i cori del barocco…!
E così partirò con DUE liuti. E meno male che non ho anche una tiorba e una chitarra barocca…
D’altra parte ricordo la prima volta che incontrai Jakob Lindberg a Neuburg: una Volvo di qualche anno fa stracarica di olio, vino e… strumenti. Venedo dall’Italia aveva fatto la spesa, ma il colpo d’occhio era fornito dal carico di liuti, arciliuti, etc.
Così non posso fare a meno di domandarmi come diavolo facessero i nostri “padri”: provo a immaginarmi un viaggio da Bologna a Roma (cfr. Alessandro Piccinini) su un bel carro stracarico di arciliuti. Che comodità…

Poi viene la cassetta della musica, gloriosamente acquistata all’IKEA, la scatoletta delle corde (che al calor bianco di questi giorni patiscono quasi più dei liuti), il leggio… Ma porca miseria, possibile che il povero liutista, oltre ad esser tale a causa della copia di istromenti di cui deve dotarsi, sia anche degno di una famiglia tedesca in vacanza?? Sì, intendo quelle famiglie stracariche di bagagli, su cui campeggiano il cane, il gatto e il canarino nella sua gabbietta…
E pensare che nei primi due anni da liutista prendevo regolarmente i miei aerei con il liuto, la borsa con il Mac e la valigia.

Un’ultima nota di costume: mi piacerebbe ricordarmi CHI per poter esibire il link, ma di sicuro ho visto una foto di un liutista giapponese con l’iPad appoggiato sul leggio. Con la quantità di fac-simili ormai disponibili on-line e le numerose edizioni scaricate dalla rete, mi sembra quasi un’ovvietà. Anche se resta una crasi interessante tra l’antico e il nuovo.
Io ho suonato diverse volte con il fac-simile sul Mac, ma certo che con l’iPad è un’altra cosa.

Lange Rede, kurzer Sinn, partirò con due liuti, una cassetta di musica e un sacco di altra essenziale paccottiglia nascosta nel portabagagli. Quasi quasi preferirei che mi dessero il permesso di restare a casa…