M.r Weiss à Rome, ovvero F-Pn Rés Vma ms. 1213

L’arrivo e la durata della permanenza di Silvius Leopold Weiss a Roma rimangono al momento un mistero, del quale ho già avuto modo di riassumere i contorni in un post precedente.

Un manoscritto tedesco, concluso probabilmente intorno al 1740 (datazione approssimativa resa possibile da brani di altri musicisti) e giunto in Francia grazie alla collezione di Geneviève Thibault, contessa di Chambure, intitolato “Fantaisies et Preludes // composées // par // M.r Weiss. à Rome” e catalogato attualmente alla BNF con la segnatura  “F-Pn Rés Vma ms. 1213” è comparso tra le digitalizzazioni del progetto Gallica e come tale è disponibile per tutti a questo indirizzo.

Il manoscritto contiene, insieme ad altra musica, 8 brani di sicura attribuzione a Weiss, tra i quali solo due non comparirebbero in altri manoscritti.

La segnalazione proviene dal liutista tedesco Markus Lutz (che cura anche la versione tedesca dell’ottimo e informatissimo sito dedicato a Weiss)  ed à apparsa sulla lista anglosassone di liuto barocco.

 

Guardare in profondità

Toyohiko Satoh
Immagine tratta dal post di Jonas Niederstadt citato nel mio post.

Bellissimo il post di Jonas Niederstadt, produttore presso la Carpe Diem Records, a proposito della sua esperienza di registrazione dell’ultimo CD di Toyohiko Satoh, fino qualche anno fa docente di Liuto al Conservatorio di Den Haag: Looking deep: recording lute music with Toyohico Satoh

Two or three days before a recording, Toyohiko stops practicing, stops playing at all. When we record, we usually do two or three takes of a piece. It is not about achieving perfection. Perfection is already there, all the time. When a note sounds, obviously it is perfect. When we call it imperfect, is that due to the angle from which we look at it? Maybe calling a sound imperfect is a very superficial way of looking at it.

A proposito dei francesi e degli “accords nouveaux”

Questo blog ha recentemente cambiato indirizzo (ora è stabilmente su liuti.blog, dato che finalmente da poco più di un anno il tld .blog è diventato disponibile) e raccoglie ormai poche segnalazioni.

In pratica da quando ho iniziato il percorso della magistrale all’I.S.S.M. Vittadini di Pavia il tempo per scrivere è proprio mancato.

A chi ama la letteratura liutistica degli autori francesi del periodo di transizione del XVII secolo, a chi si è domandato (per esempio) dove sia tutta la musica che Ennemond Gaultier deve avere scritto nella prima parte della sua esistenza, interesserà certamente questo bell’articolo del liutista francese Jean-Marie Poirier su Academia.edu

René, Robert, Ennemond, Charles et les autres… Ombres et lumières : les luthistes français de la première moitié du XVIIe siècle. (in francese)

ovvero

S. L. Weiss D-Dl 2841-V-1,2 (Dresda)

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Fedele alla vocazione di questo blog segnalo che il manoscritto di Dresda, custodito appunto presso la Sächsische Landesbibliothek – Staats- und Universitätsbibliothek Dresden (SLUB) e contenente molta della bellissima musica di Silvius Leopold Weiss, è disponibile per la consultazione e il download DA QUI.

L’Enclos e Blancrocher: due liutisti rimasti nell’ombra

Gravure d'Abraham Bosse pour la Rhétorique des Dieux de Denis Gautier, 1652
Questo articolo in francese è talmente piacevole e completo, che lo segnalo senza aggiungere altro: L’Enclos et Blancrocher : deux luthistes restés dans l’ombre.

Molto credibile (per chi frequenta i liutisti…) l’aneddoto:

Le vieux Gaultier, excellent joüeur de luth, s’estant retiré en une maison qu’il avoit acquise auprès de Vienne, en Dauphiné, l’Enclos y alla exprès pour le voir. “Eh bien, comment te portes-tu ? – A ton service.” Voylà bien des embrassades ; ils disnent et puis se vont promener. “Tu ne joües plus du luth ?” luy dit l’Enclos ; “pour moy, j’ay quitté tretoute cette vilainie. – Je n’en joüerois pas pour tous les biens du monde”, respond Gaultier. Au retour, l’Enclos voit des luths. “C’est pour ces enfans,” dit Gaultier, “ils s’y amusent ; il n’y pas une corde qui vaille ; tout cela est en pitoyable estat.” L’Enclos ne put s’empecher de les prendre ; il trouve deux luths fort bien d’accord. “Hé, dit il, telle piece, la trouves-tu belle ?” Il la joüe. Gaultier luy dit : “Et celle-cy, que t’en semble ?” Ils joüerent trente-six heures, sans boire ny manger.”

Rimando chi fosse in cerca del manoscritto Vaudry de Saizenay a quest’altro post.

Collezione di intavolature per liuto barocco (11 e 13 cori) e tiorba

Una grandissima quantità di fac-simili (al momento 198) è stata raccolta da un generoso liutista sul ben noto sito Scribd.
La segnalazione mi è giunta tramite una delle tante liste che continuo a frequentare e mi è sembrata talmente importante da meritare di essere indicata a tutti coloro che suonano il liuto barocco.
La raccolta si intitola significativamente Baroque Lute Tablature Collection ed è consultabile QUI.

Sono disponibili importanti manoscritti (Vaudry de Saizenay, Barbe, Milleran,Bach, etc.) come pure edizioni a stampa francesi e tedesche (Perrine, Fleury, de Visée, Le Sage de Richée, Kohaut, Weiss, etc.

Sarebbe di grandissima utilità per tutti compilare un analogo “contenitore” per il periodo elisabettiano. Solo una proposta 😉

Robert de Visée on line

Schermata 2013-04-03 alle 11.09.55Grazie alle risposte ricevute dai membri della lista francofona dei liutisti/e mentre ero alla ricerca dell’intavolatura per tiorba dell’Allemande La Plainte di Robert de Visée posso adesso segnalare due links messi a disposizione dalla Biblioteca di Besançon:

  • la digitalizzazione del Manuscrit Vaudry de Saizenay: QUI
  • Pièces de théorbe et de luth mises en partition, dessus et basse. Composées par Mr. de Visée, 1716: QUI

Pascal Gallon, Docente di Liuto e Musica antica presso il CRR TOULON PROVENCE MEDITERRANEE e il CRD AIX EN PROVENCE, mi fa notare che:


très souvent les pièces du Vaudry sont notées une quarte plus bas (ou une quinte plus haut) que l’édition de 1716 ce qui atteste l’idée que le théorbe était un théorbe de pièce accordé en Ré et non en la.
[…]
Cette suite en dom (C sol ut tierce mineure) de Vaudry correspond donc bien à la suite en Fam de l’édition de 1716
C sol ut tierce mineure : signifie dans la solmisation que la note C (hauteur absolue) peut être soit Sol soit Do dans une échelle mineure, c’est à dire soit un premier degré ou un 5ème degré.
[…]
Seule la version de 1716 est “sérieuse” car elle est de la main de De Visée qui lui désavoue les tablatures comme il le dit dans sa préface.

En comparant les deux on se rend compte que Vaudry est assez fidèle, mais on peut aussi corriger certains détails par ci par là.

En tout cas l’étude comparative est très intéressante pour les rythmes, les accords séparés, l’inégalité dans le jeu rythmique, et les ornements.

Beaucoup de modifications chez Vaudry concernent la conduite des basses.
[…]

La Belle Magnifique

Schermata 2012-11-23 a 16.08.48La Belle Magnifique (chi era?) di Gallot, una courante da suonare e lasciar risuonare, rispettando minuziosamente le preziose indicazioni del manuscrit Barbe, fino a far emergere la struggente malinconia che si adatta meravigliosamente a un pomeriggio d’autunno.

Confesso: avevo promesso che mi sarei dedicato esclusivamente alla tiorba, ma la tentazione di spendere qualche ora sugli altri liuti è stata troppo violenta e ha vinto. E Gallot è talmente adatto a questi giorni che sarà dura lasciarlo attendere su un ripiano della libreria.

Il manoscritto Vaudry de Saizenay è on-line

Schermata 2011-09-14 a 18.21.46 Dalla Francia ho saputo che la biblioteca di Besançon ha digitalizzato il fantastico manoscritto Vaudry de Saizenay. Lo trovate QUI.

Traduco dall’introduction, a cura di Claude Chauvel, nell’edizione Minkoff dello stesso manoscritto:

Jean-Etienne Vaudry, signore di Saizenay e di Poupet, nacque a Saizenay (Canoten di Salins, Giura) il 26 settembre 1668. Nominato consigliere al Parlamento di Besançon con lettere patenti del 7 settembre 1704, è in questa città che due anni più tardi, nell’aprile 1706, sposò Anne-Claire-Béatrix, figlia di Hugues-François Le Maire, anch’egli consigliere allo stesso Parlamento. Quindici figli nacquero dalla loro unione. Vaudry dimissionò dalla propria carica il 20 agosto 1725 e morì a Besançon il 21 luglio 1742.

Negli ultimi due anni trascorsi quasi interamente sul liuto barocco e il repertorio francese ho immaginato che si potrebbe scappare dal mondo portando con sé unicamente il manoscritto Barbe e il Vaudry de Saizenay. In effetti è più o meno ciò che accadde agli estensori delle raccolte in questione 🙂

Barocco francese e basso continuo

Gli ultimi tre mesi sono scappati via ad altissima velocità: sono scosciente che questa sia una banalità (quasi) imperdonabile, ma mi sembra che sia l’unica possibile giustificazione per il perdurante silenzio sul mio blog.
Nel frattempo ho constinuato a frequentare il repertorio francese barocco: Gautier (Ennemond e Denis), Mouton, Mercure, Mademoiselle Boquet e recentemente Jacques de Gallot.
Quello che era stato pensato come un repertorio da concerto si trasforma in una frequentazione ripetuta e continuativa, che fa emergere sempre più sfumature fomdamentali all’interpretazione di questa musica così “sfuggente”.
Insomma, da un lato mi dispiace che la Fondazione Querini Stampalia abbia così bruscamente interrotto la collaborazione con la SMAV che durava da molti anni, impedendomi così indirettamente un concerto che ho tanto atteso (e curato!), d’altra parte ogni mese in più porta con sé una nuova consapevolezza delle difficoltà interpretative connesse a una musica che nel modndo dei liutisti non sempre sembra trovare il proprio posto.
Paradossalmente non troverete così tanti dischi e concerti dedicati a questo repertorio, mentre è largamente evidente che chiunque abbia dieci dita e un liuto non resiste alla tentazione di cimentarsi con John Dowland, nonostante non si tratti esattamente di un autore alla portata di tutte le mani…

La costante abitudine del liuto francese ha portato con sé l’inevitabile conseguenza di iniziare lo studio del basso continuo proprio su questo strumento, anche se l’11 cori non sembra essere lo strumento più utilizzato a questo scopo.
Invito gli scettici a dare un’occhiata al testo di Perrine, Livre de Musique pour le Lut, Paris 1680, la cui ricchissima introduzione è splendidamente riprodotta nel volume 19-2 della collana “Méthodes et Traités” splendidamente pubblicata dalle Editions Anne Fuzeau (acquistatelo on-line!)
Perrine dedica moltissime pagine a un prontuario delle posizioni del basso continuo: forse a dimostrazione del declino inarrestabile dello strumento in quel periodo, ma anche a sottolineare che nulla sembrava impedire al liuto di offrire il suo apporto nella pratica del basso continuo.
Unico dolore inaggirabile: la musica francese coeva richiede una dimesticheza col B.C. che va ben oltre le mie povere capacità: ci vorrà ancora parecchio…
Nel frattempo ho seguito il consiglio di Massimo Lonardi e ho ricuperato il fac simile delle Six Suittes pour la Flûte avec la Basse di Charles Dieupart presso le ottime edizioni Mieroprint: il lavoro è lungo e la strada in salita!