Il liuto è uno strumento “europeo”

Firma Weiss nel mss. GB-L a pag. 135 Oggi sono al lavoro sui brani per l’esame di “Liuto II”, che ho in programma di sostenere in autunno al Conservatorio di  Pavia; mentre riponevo lo strumento pensavo a quanto “europeo” sia il liuto a 13 cori. Provo a spiegarmi meglio.

Silvius Leopold Weiss nasce in territorio tedesco, ma in quella parte della Slesia che dal 1945 appartiene alla Polonia.
Già molto giovane è al servizio del principe elettore del Palatinato Karl Philipp a Breslau (oggi Wrocław). Quando l’Imperatore nomina Karl Philipp Governatore del Tirolo, è ragionevole immaginare che Weiss lo segua a Innsbruck a partire dall’agosto 1707, anche se non abbiamo alcuna evidenza documentale a questo riguardo.

Di fatto non sappiamo esattamente cosa gli accada nei due anni successivi (io mi sono fatto una certa idea, ma ci sono molte verifiche d’archivio che mi attendono prima che io possa decorosamente scriverla e darle un barlume di verosimiglianza), ma certo è che il figlio della Regina vedova di Polonia, principe Aleksander Sobieski, si stabilisce a Roma intorno al Carnevale del 1710 e Weiss è al suo servizio.
Ernst Gottlieb Baron nella sua “Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten”, 1727, sostiene che Weiss fosse a Roma già dal 1708, e noi sappiamo in effetti che il principe Aleksander Sobieski fece in quegli anni diverse visite a sua madre Maria Casimira Luisa de la Grange d’Arquien a Roma, prima di stabilirvisi in via definitiva nel 1710. Baron potrebbe dunque avere ragione, ma le prove documentali mancano completamente.
Le uniche che possediamo (grazie al lavoro di ricerca della musicologa Francesca Vacca) risalgono al 1712 – 1713: Weiss abita a Roma, appare sposato con Maria Angela, frequenta Palazzo Zuccari, incontra Domenico Scarlatti, la musica italiana in prima persona e quasi certamente la forma che il liuto ha preso in Italia ormai da parecchi decenni: la tratta lunga – di cui Alessandro Piccinini dichiara di essere l’ideatore – e i suoi 13 – 14 cori (parte doppi, parte singoli).

Purtroppo il principe Aleksander Sobieski muore a Roma il 19 novembre 1714 dopo una malattia potenzialmente non brevissima: con ogni probabilità Weiss è già partito nei mesi precedenti, forse per raggiungere nuovamente il suo principe elettore Karl Philipp a Innsbruck. Non sappiamo (e forse non sapremo mai) se il periodo che Weiss trascorre a Roma con il principe sia stato una graziosa concessione di Karl Philipp allo stesso Aleksander Sobieski o un vero e proprio contratto, per quanto disgraziatamente transitorio.

Nel 1718-19 – nei viaggi che intraprende su incarico del principe elettore di Sassonia – Weiss passa più di una volta da Praga, dove con molta probabilità incontra il liutaio Thomas Edlinger e altrettanto probabilmente gli richiede di aggiungere due cori al liuto del tempo, che di cori ne ha sempre ancora 11. Il “nuovo” liuto che Thomas Edlinger gli costruisce non ha (ancora) la tratta, ma semplicemente un secondo piccolo cavigliere aggiuntivo e due cori doppi, che gli permettono – alla moda “italiana, si direbbe – di avere un’intera ottava disponibile nei bassi.
Dal 1719 la musica di Weiss inizierà infatti a fare uso dell’intera ottava dei bassi con crescente sistematicità e la musica composta precedentemente verrà “corretta” (se così si può dire) per sfruttare i due cori aggiuntivi accordati abitualmente in si e la, rispettivamente.

Per entusiasmo tutto personale aggiungo che nel primo trimestre del 1718 Weiss si trova a Dresda alla corte di Augusto il Forte, su licenza di Karl Philipp. Il 4 aprile infatti riceve da a Augusto il Forte una lettera di scuse da consegnare a Karl Philipp, in cui il principe elettore di Sassonia ringrazia Karl Philipp e lo prega di scusare il suo servitore per la prolungata assenza.
Per consegnare questa lettera e congedarsi in via definitiva da Karl Philipp, Weiss deve raggiungerlo a Neuburg an der Donau, dove Karl Philipp è temporaneamente di stanza con il suo seguito. Se la presenza del Governatore del Tirolo è ancora documentata a Neuburg il 22 luglio 1718, il 13 agosto Karl Philipp è già a Schwetzingen e da lì raggiungerà Heidelberg.
Come nota di colore per chi, come tutti noi frequentatori della Sommerakademie – Alte Musik, è definitivamente legato a Neuburg, si può con relativa sicurezza affermare che nel luglio di 300 anni fa, anche Silvius Leopold Weiss vi soggiornò.

Nell’articolo del Lexicon (Johann Christoph Gottsched, ed.,“Handlexicon oder kurzgefasstes Wörterbuch der schönen Wissenschaften und freyen Künste”, Leipzig, 1760) dedicato a Weiss, la liutista e sua allieva Luise Gottsched gli attribuisce la paternità della tratta – caratteristica che lo strumento assumerà circa 10 anni più tardi – e dei 13 cori, da cui il liuto non si allontanerà più.

Credo perciò sia ragionevole affermare che lo strumento a 11 cori ha percorso la Francia e le terre di lingua inglese e tedesca, e si è incrociato più volte con il gusto italiano.  Con l’aiuto di un liutaio tedesco trapiantato a Praga – su indicazioni di un musicista tedesco (Weiss, appunto) nato nell’attuale Polonia e a servizio prima del Governatore del Tirolo e poi del Re di Sassonia e Polonia – ha raggiunto la configurazione che oggi noi comunemente definiamo “liuto barocco”.

Non riesco a immaginarmi un destino più europeo di così.

E a proposito di Maria Angela: negli anni immediatamente successivi al 1713 della moglie “romana” (se non altro per domicilio) di Silvius Leopold Weiss si perderà ogni traccia. Non c’entra nulla con lo strumento, ma non riesco a impedirmi di domandarmi che fine abbia fatto la povera Maria Angela…

Neuburg an der Donau e la 32. Sommerakademie (Ia parte)

DSC00076 Sono tornato a casa ed è tempo di fare uno sforzo di memoria e ricordare cosa è accaduto poche settimane fa.

Entrando nella bellissima cittadina di Neuburg an der Donau per la terza volta ormai ho ritrovato i luoghi familiari di ogni anno: il castello, il nostro consueto Hotel Am Fluss e naturalmente la Volkshochschule che ci viene messa a disposizione per una settimana di paradiso: musica, studio e ancora musica.
Il tempo ha fatto schifo, come sempre, anche se forse quest’anno un po’ peggio del solito, rendendo la terrazza sul Donau drell’albergo virtualmente inutilizzabile. Peraltro il fiume era così in piena che le passeggiate slitamente disponibili erano completamente sommerse: l’ultimo giorno un gruppo di militari simpaticamente ubriachi controllava che nessuno accedesse al Donau dall’accesso laterale all’albergo.
Avrei voluto poter fotografare la compagnia di soldati, stravaccati sull’argine, con una scialuppa di salvataggio e due casse di birra tenute in fresco a galla sul Donau, incastrate in altrettante camere d’aria da camion e legate con una corda alla scialuppa, ma la loro espressione non consigliava di ironizzare sul loro stato. I numerosi vuoti sparsi attorno a loro fornivano indicazioni precise su cosa avesse loro procurato l’umore canterino di cui facevano sfoggio.

La Sommerakademie ha raggiunto la sua 32. edizione ed è iniziata lunedì mattina nel consueto foyer del teatro con un accorato appello dell’Assessore alla Cultura, che ci invitava a sottoscrivere una lettera per segnalare al Ministero che la Sommerakademie non è affatto una iniziativa “regionale”, perciò non più degna di ricevere i (magri) contributi erogati nel passato.
In effetti studenti da ogni parte del mondo raggiungono Neuburg ogni anno, proprio per frequentare i migliori insegnanti di Alte Musik, insegnanti che sarebbero indisponibili altrove o semplicemente troppo costosi.
In più la cornice è favolosa, l’ambiente aperto e informale, le birrerie poco costose e il tempo… beh, per il tempo meglio lasciar perdere e portarsi vestiti autunnali.
La prima sorpresa è stato il gruppo dei liutisti con Jakob Lindberg: due studenti soli, cioè il sottoscritto e il carissimo Antonio, che già conoscevo dall’esperienza del 2008. Mezz’ora dopo ci trovavamo in una piccola aula della Volkshochschule insieme a clavicembalisti (numerosi) e cantanti (pure) e scoprivamo di dover eseguire un brano a scelta! Invero ci era stato comunicato nella lettera di apertura, ma gli habitués avevano avuto la malagrazia di non leggerla, ehm…
I primi dovevano essere i liutisti ed essendo in due non è che ci fosse bisogno di tirare a sorte. Ebbene, qualchecosa ha fatto “click!” nella mia testa e ho proposto la splendida Chaconne di Ennemond Gaultier (n° 49 nella edizione CNRS), neanche troppo male. Per primo mi sono stupito di poter, finalmente, suonare in pubblico, senza paura.
Essendo in due organizzare le lezioni e il lavoro con Jakob è stato facilissimo: prima Tu, poi io. Tutti i giorni, mattino e pomeriggio, SEMPRE. Insomma: NON AVEVO MAI STUDIATO TANTO IN VITA MIA!!
E poi c’erano le prove del prologo dall’ Orfeo di Monteverdi che Jakob aveva proposto come brano d’insieme.
Per due tapini che non avevano mai fatto basso continuo in vita loro, significava imparare tutto ciò che può essere appreso in cinque giorni: e credo che sia andata piuttosto bene. In teoria si può storcere il naso all’idea che il basso continuo dell’opera monteverdiana fosse realizzato da un liuto barocco a 11 cori (Francia/Germania, fine XVII secolo), un liuto barocco a 13 cori (Germania, inizio XVIII secolo) e un liuto pre-barocco (cioè quello di Jakob) a 10 cori (Italia, inizio XVII secolo), ma credo di aver digerito a sufficienza il principio che un musicista di “allora” avrebbe semplicemente suonato il suo strumento, senza farsi eccessivi scrupoli. E così abbiamo fatto noi, con grandissimo piacere ed entusiasmo.
Ho avuto diritto a così tante ore con Jakob che mai e poi mai avrei potuto lucrare, nemmeno in un trimestre di scuola regolare: domande, duetti (la Lachrimae Pavan di John Dowland), informazioni, accordature, controlli sugli strumenti, etc.
Mi sento in particolare di lodare la sua straordinaria disponibilità ad ascoltare tutto e intervenire in modo non intrusivo, umilmente e pacatamente, correggendo con ironia e leggerezza.

(To Be Continued…)

Suonare in villa

IMG00033-20100531-1539 La giornata di ieri non prometteva particolarmente bene e il Seminario di Filosofia programmato presso Villa Bombarda (ora Furlanis) a Portovecchio sembrava destinato a diventare una cosa complicata.
Invece siamo stati accolti da una giornata primaverile perfetta e io non ho potuto fare a meno di notare che il luogo si presta perfettamente al prossimo incontro della Società del Liuto!
Dopo una bellissima visita ai luoghi, al parco attraversato dal fiume e da tanti altri canali, mi sono rintanato lungo uno di questi e mi sono appollaiato con tutta la mia roba su un parapetto in pietra, più o meno coevo della musica che avrei suonato.
In un’ombra perfetta, circondato dal verde in tutte le direzioni e accompagnato dallo scorrere dell’acqua, ho “rubato” al chaos tre ore di musica. Nessuno intorno, solo qualche zanzara a caccia (NON di musica…)

Villa Bombarda è davvero un luogo speciale e la sua proprietaria di una cortesia rara: spero che la neo-rinata Società del Liuto possa approfittarne il prossimo anno, magari in giornata analogamente meravigliosa.
Sembra un’affermazione idiota (e forse lo è), ma il luogo in cui suonavo aveva un’acustica così particolare, da farmi venire la tentazione di proporre un concerto all’aperto, proprio lì, lontano dai riverberi più o meno archittetonicamente blasonati, di tante sale, chiese e sacrestie, vecchie e nuove.

Sì, lo so, la foto non c’entra un tubo, ma la “giovinetta” di Jack Russell ha contribuito a rendere il pomeriggio un momento di starordinaria leggerezza.

Liutisti (e liutiste) in vacanza…

Villafronte Per chi avesse passato gli ultimi tre mesi lontano da ogni rilevante strumento di comunicazione, sabato 10 aprile (DIECI APRILE!!) si tenta di ricostruire l’inclita Società Italiana del Liuto con l’aiuto di alcuni amici della Lute Society anglosassone (principalmente -se ho capito bene- Enzo Puzzovio) e dell’instancabile Mimmo Peruffo.

Appuntamento presso la Villa Il Mulinaccio di Vaiano alle ore 10 di sabato.

Un ringraziamento davvero particolare va al Sindaco del comune di Vaiano, signora Annalisa Marchi, per aver concesso l’uso della Villa in cambio “d’una cantata”.

Chi non ci sarà perde SICURAMENTE qualcosa…

Una piazzetta da colpo al cuore: Vigolzone

IMG_0003 Non c’entra nulla col liuto, questa volta almeno. Avevo il barocco in auto, ma il tempo umido e brumoso mi ha impedito di sedermi un momento a suonare in una cornice da colpo di fulmine.
In più ero da solo, dunque nessuna fotografia da liutista monomaniaco immerso nella consueta coreografia d’altri tempi: peccato!
Il luogo è un piccolo comune a pochi kilometri da Piacenza: Vigolzone, sede di uno spettacolare castello la cui costruzione iniziò nel lontano 1330 ad opera di Bernardone Anguissola.
Il castello è proprietà privata, dunque solo intuibile dalla piazzetta antistante, anch’essa bellissima, circondata da antiche case di sasso e illuminata da pochi lampioni.
Insomma, un colpo al cuore (almeno per me): valeva una sosta molto più lunga per assaporare qualche ora di ottima musica seduto sulla panchina antistante la cancellata.