Legare i tasti del liuto

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Chi non ha mai gridato (almeno) un paio di colorite espressioni mentre tentava di sostituire i tasti del proprio liuto? E chi non ha mai rimandato la sostituzione sapendo molto bene quante parolacce avrebbe detto?

Ancora dal canale del liutaio Paolo Busato su YouTube un breve e utilissimo video che illustra come si fa, semplicemente.

Liuto notturno

Da alcune settimane cerco – con scarso successo – di ritrovare un bel suono: l’ho abbandonato in montagna, dove suonavo molto a lungo ogni giorno e l’ambiente mi era particolarmente congeniale.
Forse anche il troppo stress dell’ultimo mese ha congiurato, e le ore di musica quotidiana si sono fatte pochine pochine, fino a raggiungere quello che Massimo definirebbe il “minimo sindacale”.
Ma questa sera è diverso, ed è dura dover smettere. Ho sostituito un tasto o meglio l’ho riciclato (biecamente girato dalla parte opposta) e la mano è delicata per l’ora tarda e il silenzio irreale che si è generato: fa così freddo che nemmeno i consueti casinari della sera sono in circolazione. Gaultier suona bene e Mouton anche, Mademoiselle Boquet è sentimentale al punto giusto e le distanti canzoni irlandesi del Balcarres hanno quel tanto di nostalgico che dovrebbero avere.
Peccato sapere con estrema precisione che questa magia non riesce a comando, ma per stasera l’ho davvero gustata.

Musica mentis medicina mestae

La generazione successiva

TommasoLo scorso anno scrivevo qui che mio figlio Tommaso avrebbe iniziato a studiare il liuto: ieri, dopo le sue lunghe insistenze, ha avuto diritto alla sua prima, vera lezione.
Jakob Lindberg è arrivato ieri a Torino per il concerto di oggi in occasione della rassegna Tastar de Corda, organizzata dall’Associazione Musicale Contrattempo. Sapendolo col dovuto anticipo, gli avevo chiesto se avrebbe potuto dedicare trenta minuti a Tommaso, proposta che Jakob ha accettato con allegria (grazie di cuore!).
Ho seguito anch’io, attentamente, curioso di ascoltare come si introduce lo studio del liuto a un ragazzino di dodici anni. Impossibile non appassionarmi, non solo perché si tratta di mio figlio, ma anche per la pazienza e la capacità didattica con cui Jakob ha guidato le dita di Tommaso verso il suo primo tastar de corda.
Le loro foto sono qui.

Subito dopo ho trascorso anche io un’ora di studio con lui, ma devo confessare che la testa era piena di quanto era appena accaduto e dunque non ho reso come avrei dovuto. Domando scusa 😉

Marco da L’Aquila e il passato che si ripete

L’abitudine di cercare di studiare un autore, piuttosto che un brano, cozza in questi giorni contro gli eventi che ancora un volta mettono in ombra l’opera di Marco da L’Aquila.
Ho cercato di avere accesso ai suoi lavori contenuti nel Manoscritto 266 Herwarth, ma la loro edizione in fase di pubblicazione da parte della LIM si è arenata ancora una volta, nonostante sia in preparazione ormai da anni.
Arthur J. Ness in una recente e-mail mi spiegava che i suoi due papers esposti a convegni di ormai vent’anni fa non furono mai pubblicati. Sono stati però fusi nell’introduzione alla sua edizione delle opere di Marco, quell’edizione -appunto- che non viene mai stampata.
Mi sembrava significativo studiare Marco in questi giorni, così drammatici per L’Aquila, e che inevitabilmente ricordano -pare- un altro terremoto di cinque secoli fa, che aveva probabilmente spinto Marco proprio verso Venezia. Ottenne l’autorizzazione a stampare la sua musica, ma del suo lavoro, se mai fu pubblicato, tutte le copie sono andate perdute.
Forse il Manoscritto 266 Herwarth è una copia a mano della sua edizione, ma allo stato attuale degli studi è impossibile averne conferma.

Così mi limito a studiare i brani contenuti nell’edizione di Casteliono del 1536, pochi e densi, complessi di una polifonia affascinante, impossibili da offrire in concerto.

Sono passati cinque secoli, e i terremoti -tra le moltissime tragedie che provocano- ancora sembrano congiurare contro le poche, delicate opere di un oscuro e quasi dimenticato liutista, che deve un pizzico della sua notorietà al fatto di essere stato l’insegnante di quel Pietro Aretino che per comprensibili motivi raramente viene studiato nelle scuole.

Perché deve succedere ogni volta?? [Breve sfogo personale]

Sulla pagina di vendita della Societé Française de Luth compare un annuncio concernente un liuto barocco di un famoso liutaio inglese, in vendita a un prezzo relativamente basso data l'età.

Mi interesso presso il venditore e mi faccio inviare qualche foto. Purtroppo quella del guscio dello strumento è un bel po' fuori fuoco e non mostra bene se lo strumento sia malconcio. E' ovvio che data la distanza del venditore non è opportuno parlare di provare lo strumento: il liutaio è un nome e si può rischiare un viaggio per comperare lo strumento, pagandolo in contanti e trasportandolo di persona.

Però: chiedo qualche foto in più del guscio. Ma il venditore (che caso!) ha problemi con il PC e non riesce a inviare altre foto. Promette, ma non mantiene.

Assicura però che non c'è fretta, ci sarebbero sì altri acquirenti interessati, ma non vuole esercitare pressioni data la bellezza dello strumento.

All'improvviso mi scrive per dirmi che sarebbe disponibile a volare fino a Venezia di persona. Certo che vendere nel suo paese gli sarebbe più comodo. Poi domenica io gli propongo di volare io subito da lui, pagarlo e prendere lo strumento.

E all'improvviso compare un acquirente che pagherebbe entro giovedì. Se giovedì non va, ALLORA posso averlo io.

"Eh no", mi dico. E gli scrivo immediatamente (sono in montagna a spasso, ma mi incavolo talmente che uso il BlackBerry) che mi sono seccato, che per primo ho domandato del suo liuto in vendita e che mi ero fidato della sua affermazione di non voler esercitare pressioni. Che si tenga il suo cliente locale ed eventualmente il suo liuto ventennale! 🙁

Un consiglio: comperare un liuto "al buio" non è come acquistare un CD su eBay!

Cari venditori, piantatela di cercare di ottenere il denaro il più in fretta possibile. Io non so se il venditore in questione avesse davvero un'altra offerta, ma è SICURO che se l'altro offerente non dovesse mantenere la parola data, la frittata sarà completa.

Acquistare uno strumento è un processo che coinvolge prove, riflessioni e una cospicua somma di denaro: chi vuole realizzare in tre giorni forse farebbe meglio a rivolgersi a un Banco dei Pegni.

Comunque ho imparato una cosa: mi sono stancato di leggere gli annunci di vendita degli strumenti usati 🙁

La tracolla

Dscn3695Tutti sappiamo che suonare il liuto implica una serie di riflessioni sulla postura, come per qualsiasi altro strumento. Le mie difficoltà in merito avevano già trovato sfogo QUI.

Non amo il poggiapiede chitarristico e deploro accavallare la gamba sinistra sulla destra: costringe la spina dorsale in una posizione che prima o poi fa danni. Inoltre il liuto ha la tendenza a “incassarsi” dietro al polpaccio sinistro, limitando notevolmente l’agilità della mano destra, specialmente se si vuole suonare articolando pollice e indice.
Morale: una bella tracolla, lunga, legata al bottone fissato al fondo del liuto e con una “coda” su cui potersi sedere. Lo strumento resta fermissimo, anche quando le mani si sollevano temporaneamente dallo strumento.
Un piccolo pezzo di pelle scamosciata appoggiato sulla coscia destra impedisce ai liuti verniciati in modo particolarmente lucido di muoversi anche solamente un poco.

Poi, improvvisamente, sulla lista francofona compare l’e-mail di un partecipante che richiede l’indirizzo di José Antonio che fa a mano delle stupende tracolle. L’esempio nella fotografia è suo, ovviamente.
José Antonio lavora scegliendo personalmente i tessuti e per una piccola cifra produce su vostra indicazione la bandoulière (eh sì, in francese si dice così) che vi serve.
Vi domanda che colori preferite, che liuto suonate, fatto con quali legni e che misure siano le più confortevoli, poi vi fa una proposta.
Non vuole essere pagato in anticipo, ma si fida dei suoi clienti.
E parla francese, naturellement.

Commento del 30 novembre 2009: ho aggiornato l’indirizzo e-mail

Il suo indirizzo e-mail è m.ahumadacastro chiocciola numericable punto com

[ sostituite la chiocciola e il punto con il relativo carattere! ]

Io sto attendendo una delle sue meraviglie 🙂

Liuti piccoli, medi & grandi

Luth_murphyOgni tanto un brano specifico, una danza, un ricercare sembra imporsi e pretendere di essere suonato su un registro più acuto, o più basso. E così, anche l’amatore non-evoluto che io sono sente rodersi dentro la curiosità filologica: ma come sarebbe stato su un liuto in la, per esempio? O su uno in mi?
Spesso confesso che la domanda nasce più da problemi di postura, di cui ho già avuto modo di scrivere.
Negli scorsi giorni però, prima di una lezione particolarmente fortunata, tutta spesa su Spinacino, la perversa curiosità relativo al timbro di un liuto in la è andata crescendo.
Ecco il perché delle foto di uno splendido liuto in la di Stephen Murphy che è tutt’ora in vendita.
Certo, il problema delle dimensioni non è da sottovalutare, ma la domanda vera è: ma come suonerà lo splendido Ricercare del Libro I di Spinacino su questo strumento?

Subito dopo aver fantasticato intorno al timbro del 6 cori in la, si riaffaccia la curiosità nei confronti di un liuto più grande, con più aria, in mi come quello del bolognese (si fa per dire…) Laux Maler cui si è ispirato Martin Shepherd per questo suo splendido strumento.

Ça va sans dire che mi terrò la curiosità, almeno per il momento 😉

Repetita iuvant

Una breve nota per ripetere quando mi sembrava di aver già ampiamente chiarito in questo post: non importa se vengono astutamente venduti sotto un altro nome, i liuti pakistani sono da evitare!

  • Non rispettano le misure dei liuti storici
  • Sono molto pesanti
  • La lunghezza della corda vibrante non è assolutamente proporzionata alle dimensioni dello strumento
  • Le catene della tavola armonica non sono corrette

Se ciononostante avete già acquistato un tale strumento, Vi consiglio di rivolgervi a un liutaio paziente per farvi sostituire la tavola armonica e verificare l’azione dello strumento. In questo modo investendo più o meno la cifra che avete già speso per il cosiddetto liuto pakistano otterrete uno strumento comunque suonabile.
Certo le conseguenze sono evidenti: con il totale investito nell’operazione avreste potuto acquistare un vero liuto da studio.
Gli errori si pagano.