Da Venezia a Praga, da Vienna a Christie’s

Screenshot 2016-03-07 19.41.47

Qualche mese fa ho comperato alcuni numeri arretrati del LSA Journal che sapevo contenere articoli su S. L. Weiss e contributi del compianto liutaio Robert Lundberg (e se ancora non avete acquistato il libro che contiene le sue lezioni tenute a Erlangen, fatelo!)

Nei suoi due articoli sul liuto barocco tedesco (Journal of the LSA, vol. XXXII, 1999, pp. 1 – 66) Lundberg si dilunga a spiegare quali liuti di provenienza italiana risultarono molto amati dai liutisti tedeschi del XVIII secolo e perché (e per le sue argomentazioni vi rimando agli articoli).
In sostanza la lettura mi ha parecchio impressionato. In particolare sono stato colpito da alcune citazioni della Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten (Nürnberg, 1727) di Ernst Gottlieb Baron in cui l’autore non sembra avere in grande stima la tipologia di liuti che definisce “a sacco”[1]. Così mi sono messo in caccia dei liuti citati da Lundberg e dei (pochi) liutai che oggi li riproducono.
La ricerca mi ha condotto dal liutaio di Padova Paolo Busato che mi ha cortesemente accolto per una visita lo scorso 21 gennaio e i cui strumenti mi sono davvero piaciuti (per non parlare della copia del liuto a sette cori di Jacob Hes che ho potuto suonare e di cui mi sono perdutamente innamorato, ma è un’altra storia).
Paolo Busato è finora l’unico che io conosca a riprodurre lo strumento attribuito a Magno Tieffenbrucker a Venezia e modificato (radicalmente) nel 1732 da Joseph Joachim Edlinger, e ha scatenato con alcune sue osservazioni un’ulteriore mia ricerca.
Sia lo strumento di un altro post pubblicato in passato che quello di cui mi occupo oggi furono trasformati dagli Edlinger (Thomas, il padre, e Joseph Joachim, il figlio) in ciò che noi oggi definiamo “liuto barocco a 13 cori” nella loro bottega a Praga che, si suppone, produsse il primo liuto a 13 cori per Silvius (o Sylvius) Leopold Weiss.
Ne è emerso che il liuto in questione era stato catalogato come AR969 dal Kunsthistorisches Museum di Vienna che lo esponeva come prestito della famiglia Rotschild. Dato che internet non dimentica nulla (o quasi) ho potuto trovarne le ultime tracce, quando fu “battuto” da Christie’s nel 1999 a 67.500 Sterline. La foto sul sito di Christie’s non è il massimo, ma la scheda dell’asta è disponibile QUI.
Particolarmente interessante è comunque leggere quanto annotato da Robert Lundberg a proposito di questo liuto:

The magnificent ebony and ivory inlaid 13-course Baroque lute formerly in the Kunsthistorisches Museum was catalogued by Julius Schlosser (in the old catalogue of the Vienna collection) as being made by Magno Tieffenbrucker, Venice, beginning of the seventeenth century. When I first saw photographs of this lute I marveled that the condition was so good and the proportions so excellent for a lute which supposedly had undergone at least two reconstructions. In 1971 I had the opportunity to examine the instrument first-hand for an extended period and concluded that it was a fake. I have since examined this lute on several subsequent occasions and now feel that it is best to call it neither a fake nor a Tieffenbrucker. Rather, this lute is a composite. On the basis of the wood quality and the style and character of the rosette carving, I believe the belly to be Italian from the early seventeenth century, and could very well be from the workshop of Magno Tieffenbrucker. The ebony 11-rib body, 13-course neck, pegbox and bridge were built by J. J. Edlinger in 1732. There are two extant original J. J. Edlinger lutes which are practically identical, both in materials, construction, outline, cross-section and air-mass distribution with this body. I theorize that in all probability Edlinger received the remains of an old ebony lute to convert, but that only the belly was usable. Since he was actively engaged in building copies of Magno Tieffenbrucker lutes, he simply provided the rest of the lute to fit the old belly. (Robert Lundberg, “Weiss’s lute: The origin of the 13-course German Baroque lute” in Journal of the LSA, vol. XXXII, 1999, pp. 35-54)

 

[1] “Deswegen diejenigen Lauten wenig oder gar nichts taugen, welche gleichsam im untern Theil des Corporis wie ein Sack gar zu tieff senn, und kleine Sterne oder Resonanz-Löcher haben; wo aber die Lauten flach gearbeitet, und grosse Resonanz-Löcher haben, ist die Ursache, daß der Thon wacker starck und in die Ferne oder Weite gehe.” (p. 90)

La firma di Magno Tieffenbrucker

Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Da qualche settimana sono ripresi i corsi della Scuola di Musica Antica a Venezia nei locali davvero fascinosi di Palazzo Grimani.
Trovo sempre eccezionale gustare il lusso di suonare le musiche del Rinascimento e del Barocco in un luogo così straordinario, senza contare la posizione centrale, ma un po’ defilata e dunque, nonostante il turismo, ancora silenziosa.
Particolarmente divertente preparare la lezione in una saletta con finestre e porta a vetri, attraverso cui i turisti di passaggio possono fermarsi a curiosare: aggiunge quel pizzico di (sano) esibizionismo…
Ma non basta.
Il liutista accorto scoprirà, grazie all’aiuto dell’ottimo presidente, il flautista Marco Rosa Salva, che proprio il mitico liutaio Magno Tieffenbrucker nel 1618 ha inciso la propria firma su una colonna del cortile del palazzo.
Forse lasciato a fare una lunga anticamera (l’incisione meticolosa ha richiesto tempo) nel cortile del Palazzo, ha ritenuto di comportarsi come l’ultimo dei turisti e lasciare una traccia del proprio passaggio.

La tiorba di Christoph Koch (Venezia, 1650) custodita al MIM di Berlin

Koch 1650 NkRearIl liutaio canadese Michael Schreiner ha visitato il Musikinstrumenten Museum di Berlin per fotografare e documentare di prima mano la splendida tiorba costruita a Venezia da Cristoph Koch nel 1650.
Vale la pena di apprezzare per intero il suo articolo pubblicato QUI sul suo blog.

Anche la foto che accompagna questo articolo è sua.

Un liuto di Wendelin Tieffenbrucker al MET di New York

Tieffenbrucker hb_1989.13Ho trovato questa immagine e non ho resistito alla necessità di pubblicarla: attribuito a Wendelin Tieffenbrucker, attivo a Padova e a Venezia nella seconda metà del XVI secolo, è composto da 37 doghe di legno di Tasso bicolore. Naturalmente lo strumento è stato trasformato in un liuto a 13 cori, verisimilmente nel XVIII secolo, ma il guscio – originale – è davvero una piccola opera d’arte.

Maggiori dettagli e fotografie dello strumento sono disponibili alla pagina corrispondente del MET.

Füssen, i liutai e un liuto a 12 cori del 1638

MestDa una segnalazione di Andreas Schlegel sono risalito non solo alla sua interessante pagina (in Tedesco…) sui tipi di liuto, ma anche a questo lungo studio di Kenneth Sparr su Füssen e la sua straordinaria tradizione di maestri liutai, trapiantatisi specialmente in Italia.

La pagina in questione si concentra particolarmente su un liuto a 12 cori di Raphael Mest conservato nella Biblioteca di Linköping in Svezia.

Un liuto di Zuane Hieber, ca. 1580

BruxellesVagando sulla rete ho trovato questa foto del liuto a 7 cori di Zuane (Giovanni) Hieber custodito al Musée des Instruments de Musique di Bruxelles con il codice MI561 e datato 1580.

E’ un modello strautilizzato, anche io ne ho avuto uno di Jason Petty, con delle proporzioni fortunatissime, a mio parere. Confesso che un po’ lo rimpiango e spesso accarezzo l’idea di farmene costruire un altro.

Piccolo, rotondo come quasi tutti gli strumenti di area veneta e ben suonante. Poche doghe, perché costasse poco. Forse è uno dei pochissimi esempi rimasti di quei liuti che erano diffusi in ogni casa e che rarissimamente sono arrivati fino a noi.

Ancora a proposito di Joachim Tielke…

1696Uno dei primi posts su questo mio diario in rete riguardava il mio incontro col liutaio tedesco Hendrik Hasenfuss per definire e concludere alcuni dettagli estetici riguardanti il liuto a 11 cori che gli avevo ordinato nell’agosto del 2006. Eh sì, ci vogliono minimo diciotto mesi!
Come tanti liutisti sono molto curioso di vedere gli strumenti originali cui i liutai si ispirano, spesso con insana passione, così ho cominciato una ricerca in rete per trovare le fotografie dell’originale che Joachim Tielke aveva prodotto ad Amburgo nel 1696.
Niente da fare! Il Museo Nazionale Germanico di Norimberga che lo custodisce non è certo generoso in documentazioni fotografiche quanto la Cité de la Musique di Parigi…
Alla fine mi sono deciso a disturbare il Prof. Friedemann Hellwig che ha pubblicato l’ottimo sito dedicato a Tielke e ho immediatamente ottenuto le belle foto che vedete.
In Germania questo modello è molto noto e riprodotto, mentre mi sembra di capire che non abbia la stessa fortuna al di fuori dei paesi di lingua tedesca.
Il Prof. Friedemann, dopo una vita passata passata insegnando Restauro e Conservazione dei Manufatti in Legno alla Fachhochschule di Colonia, ha deciso di aggiornare l’immenso lavoro che suo padre, il liutaio Günther Hellwig, aveva pubblicato nel 1980 e interamente dedicato alla splendida produzione del laboratorio di Joachim Tielke.
Il nuovo testo di riferimento dovrebbe uscire nel 2011.

In chiusura solo una breve osservazione: quando ho pubblicato quel famoso post iniziale uno dei lettori mi ha scritto mettendomi in guardia che alcune delle caratteristiche estetiche discusse non eranno ovviamente originali.
Non che sia così importante, anzi. Tuttavia possiamo osservare la foto (non così diffusa come dovrebbe) e fare le dovute riflessioni.

La collezione di liuti del Musée de la Musique a Parigi

Liuto di J. Ch- Hoffmann esposto al Musée de la Musique, Paris

Nel 2006 la Cité de la Musique ha pubblicato nella collezione “les cahiers du musée de la musique” uno splendido catalogo della propria collezione di liuti.
Corredato di foto davvero molto belle il catalogo espone i dettagli di circa 78 strumenti, da un liuto di Laux Maler recentemente ritrovato fino a copie più recenti.

Il testo è in vendita on-line ed è, ovviamente 😉 in francese. Ecco i riferimenti:

Les luths (Occident)
Collection : cahiers du musée
21 x 29,7 | Broché | 165 Pages | 2006
EAN13 : 978-2-914147-34-7

Attenzione: dopo aver cliccato sul link proposto dovete digitare la parola “Luth” nel campo di ricerca. Purtroppo il catalogo non ha un link diretto per l’acquisto.

Semplicemente irrinunciabile.

PIETRO RAILLICH AL SANTO IN PADOUA 1669

Barock_pietroraillichfichtl_front_2

Sono affascinato dai liuti originali, anche se molto spesso originali non sono né potrebbero essere, visto l’altissimo interesse che avevano continuato a suscitare nel tempo e, di conseguenza, le molte trasformazioni che hanno subito.

Questo è uno dei pochi casi fortunati, raccontato dal liutaio berlinese Wolfgang Emmerich nel suo breve articolo Un “nuovo” liuto di Pietro Raillich con alcune foto dell’originale e della sua copia.

Particolarmente curioso credo sia anche l’emergere -negli ultimi anni abbastanza frequente (per lo meno a mio parere)- di antichi strumenti.
Quest’anno ne sono comparsi almeno due su eBay!