Da Venezia a Praga, da Vienna a Christie’s

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Qualche mese fa ho comperato alcuni numeri arretrati del LSA Journal che sapevo contenere articoli su S. L. Weiss e contributi del compianto liutaio Robert Lundberg (e se ancora non avete acquistato il libro che contiene le sue lezioni tenute a Erlangen, fatelo!)

Nei suoi due articoli sul liuto barocco tedesco (Journal of the LSA, vol. XXXII, 1999, pp. 1 – 66) Lundberg si dilunga a spiegare quali liuti di provenienza italiana risultarono molto amati dai liutisti tedeschi del XVIII secolo e perché (e per le sue argomentazioni vi rimando agli articoli).
In sostanza la lettura mi ha parecchio impressionato. In particolare sono stato colpito da alcune citazioni della Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten (Nürnberg, 1727) di Ernst Gottlieb Baron in cui l’autore non sembra avere in grande stima la tipologia di liuti che definisce “a sacco”[1]. Così mi sono messo in caccia dei liuti citati da Lundberg e dei (pochi) liutai che oggi li riproducono.
La ricerca mi ha condotto dal liutaio di Padova Paolo Busato che mi ha cortesemente accolto per una visita lo scorso 21 gennaio e i cui strumenti mi sono davvero piaciuti (per non parlare della copia del liuto a sette cori di Jacob Hes che ho potuto suonare e di cui mi sono perdutamente innamorato, ma è un’altra storia).
Paolo Busato è finora l’unico che io conosca a riprodurre lo strumento attribuito a Magno Tieffenbrucker a Venezia e modificato (radicalmente) nel 1732 da Joseph Joachim Edlinger, e ha scatenato con alcune sue osservazioni un’ulteriore mia ricerca.
Sia lo strumento di un altro post pubblicato in passato che quello di cui mi occupo oggi furono trasformati dagli Edlinger (Thomas, il padre, e Joseph Joachim, il figlio) in ciò che noi oggi definiamo “liuto barocco a 13 cori” nella loro bottega a Praga che, si suppone, produsse il primo liuto a 13 cori per Silvius (o Sylvius) Leopold Weiss.
Ne è emerso che il liuto in questione era stato catalogato come AR969 dal Kunsthistorisches Museum di Vienna che lo esponeva come prestito della famiglia Rotschild. Dato che internet non dimentica nulla (o quasi) ho potuto trovarne le ultime tracce, quando fu “battuto” da Christie’s nel 1999 a 67.500 Sterline. La foto sul sito di Christie’s non è il massimo, ma la scheda dell’asta è disponibile QUI.
Particolarmente interessante è comunque leggere quanto annotato da Robert Lundberg a proposito di questo liuto:

The magnificent ebony and ivory inlaid 13-course Baroque lute formerly in the Kunsthistorisches Museum was catalogued by Julius Schlosser (in the old catalogue of the Vienna collection) as being made by Magno Tieffenbrucker, Venice, beginning of the seventeenth century. When I first saw photographs of this lute I marveled that the condition was so good and the proportions so excellent for a lute which supposedly had undergone at least two reconstructions. In 1971 I had the opportunity to examine the instrument first-hand for an extended period and concluded that it was a fake. I have since examined this lute on several subsequent occasions and now feel that it is best to call it neither a fake nor a Tieffenbrucker. Rather, this lute is a composite. On the basis of the wood quality and the style and character of the rosette carving, I believe the belly to be Italian from the early seventeenth century, and could very well be from the workshop of Magno Tieffenbrucker. The ebony 11-rib body, 13-course neck, pegbox and bridge were built by J. J. Edlinger in 1732. There are two extant original J. J. Edlinger lutes which are practically identical, both in materials, construction, outline, cross-section and air-mass distribution with this body. I theorize that in all probability Edlinger received the remains of an old ebony lute to convert, but that only the belly was usable. Since he was actively engaged in building copies of Magno Tieffenbrucker lutes, he simply provided the rest of the lute to fit the old belly. (Robert Lundberg, “Weiss’s lute: The origin of the 13-course German Baroque lute” in Journal of the LSA, vol. XXXII, 1999, pp. 35-54)

 

[1] “Deswegen diejenigen Lauten wenig oder gar nichts taugen, welche gleichsam im untern Theil des Corporis wie ein Sack gar zu tieff senn, und kleine Sterne oder Resonanz-Löcher haben; wo aber die Lauten flach gearbeitet, und grosse Resonanz-Löcher haben, ist die Ursache, daß der Thon wacker starck und in die Ferne oder Weite gehe.” (p. 90)

La firma di Magno Tieffenbrucker

Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Da qualche settimana sono ripresi i corsi della Scuola di Musica Antica a Venezia nei locali davvero fascinosi di Palazzo Grimani.
Trovo sempre eccezionale gustare il lusso di suonare le musiche del Rinascimento e del Barocco in un luogo così straordinario, senza contare la posizione centrale, ma un po’ defilata e dunque, nonostante il turismo, ancora silenziosa.
Particolarmente divertente preparare la lezione in una saletta con finestre e porta a vetri, attraverso cui i turisti di passaggio possono fermarsi a curiosare: aggiunge quel pizzico di (sano) esibizionismo…
Ma non basta.
Il liutista accorto scoprirà, grazie all’aiuto dell’ottimo presidente, il flautista Marco Rosa Salva, che proprio il mitico liutaio Magno Tieffenbrucker nel 1618 ha inciso la propria firma su una colonna del cortile del palazzo.
Forse lasciato a fare una lunga anticamera (l’incisione meticolosa ha richiesto tempo) nel cortile del Palazzo, ha ritenuto di comportarsi come l’ultimo dei turisti e lasciare una traccia del proprio passaggio.

Il liuto esposto al Cleveland Museum of Art

Arciliuto - Cleveland Museum of ArtIeri ho avuto il piacere di trascorrere qualche ora in compagnia del liutaio Ivo Magherini: abbiamo chiacchierato di tantissime cose, e ovviamente di liuti, arciliuti, chitarre all’italiana e alla spagnola e tiorbe francesi e chitarroni romani.
Seduti al sole di fronte a un generoso piatto di calamari fritti accompagnati da Malvasia locale tanti dettagli tecnici sono diventati più chiari.
Tra gli strumenti di cui mi ha parlato c’è questo liuto / arciliuto anonimo, conservato al Cleveland Museum of Art che presenta chiari interventi di modifica al primo cavigliere.

Cerco di leggere, comprendere, studiare, al di là dei dogmi organologici che via via si formano e scompaiono.
La lunghezza delle corde tastate sembra indicare un arciliuto di area veneziana con la caratteristica di avere la tratta “corta” e i bordoni singoli.
Non è l’unico sopravvissuto di questo genere: un altro (di Johannes Hieber e Andreas Pfanzelt, 1629) figura nella collezione di Charles Beare e non è purtroppo visibile facilmente (almeno così mi hanno raccontato).

Agli organologi lascio volentieri l’ardua sentenza 😉

La sostituzione dei legacci

All’improvviso mi accorgo che tutto il mio tempo libero è stato assorbito dalla tiorba, in modo particolare da Robert de Visée (da cui non riesco a separarmi) e da Kapsberger (che dovrei decidermi a studiare meglio…).
A proposito di Kapsberger poi, non riesco a liberarmi dalla tentazione di pensare che il ben noto ritratto dell’uomo con il chitarrone di Van Dyck sia dedicato a lui. Solo un blink 😉

Tornando al tema di questo post, non credo che siano in molti ad amare svisceratamente l’inevitabile sostituzione dei tasti/legacci dei propri strumenti. Mentre cercavo tutt’altro, sono caduto sulla pagina del liutaio francese Gwendal Le Corre (begli strumenti da studio – tra l’altro – e non cari…) che ha pubblicato una breve documentazione fotografica sulla sostituzione dei tasti. E’ talmente ben fatta (per una volta…!) che ho pensato che dovessi prenderne nota.
Non trovo più l’indirizzo originale da cui l’ho scaricata, ma potete trovarla QUI.

Robert Lundberg: la fisica e la metafisica del liuto di Galileo

CMusiqueAnonimoPadovaE980Mentre svolgevo altre ricerche (come sempre…) ho trovato per caso le indicazioni relative a una raccolta di articoli curata da Victor Coehlo e intitolata Music and science in the age of Galileo.
La miscellanea, originariamente pubblicata nel 1992, risulta piuttosto cara e presenta un unico articolo che mi interessa particolarmente, quello del defunto liutaio Robert Lundberg, intitolato In tune with the universe: the physics and metaphysics of Galileo’s lute.
Avendo anni fa comperato e apprezzato il suo libro Historical lute construction, mi sono messo in caccia e ho trovato una “pia anima” che dall’altro capo del mondo mi ha caritatevolmente messo a disposizione lo scanning del contributo in questione.
Chi fosse interessato può scaricarlo da QUI.

Dialogo tra un liutista e un liutaio – 1551 & 1993

25_1119103785Il liutaio David Van Edwards ha inviato per e-mail un dialogo che – a quanto pare – aveva già pubblicato sul bollettino della Lute Society nel 1993.
E’ talmente “centrato” che lo pubblico così come l’ho ricevuto qualche giorno fa:

From the LS newsletter, November 1993:

Buying a lute, 1551

Good morrow, Master Laux; I wish to buy a lute.
Good morrow, kind Sir; here are 998 for you to choose from. Would you
have it large, medium or small? If the 392 large lutes in this small
chest are not your liking, I have another 175 upstairs.
Thank you, Master Laux; I will take this medium-sized one.

Buying a lute, 1993

I’d like to buy a lute please.
Ah, you’d like to order a lute. Do you want a 4-course for the medieval
repertoire, or a 5-course for the 15th century, or a 6-course, which
covers most of the 16th century, or a 7-course for the Elizabethan
repertoire, or an 8-course which gives you just that little bit more
flexibility, or a 9-course, which takes you up to late Dowland, or a
10-course for the early 17th century, or an 11-course for the French
repertoire, or a 12-course, which was probably much more common than
most people think, or a 13-course?
Erm…
Of course, there are two different kinds of 13-course
Of course.
Now for the string length, I can do you 45cm for a treble, or 53cm in
a, or 60cm in g, or 57cm if you’ve got small hands, or 64cm in f#
(that’s a g lute at aA5, of course), or 67 cm in f, or 71cm in e, or
78cm in d, or 88cm in c, or 93cm for a great bass. Or I can do you a
really little one if you want to use gut strings.
Erm…
Now you can have the body after Maler, or Frei, or Bosch, or Gerle, or
Hieber, or Venere, or Magno Dieffopruchar the Elder, or Magno
Dieffopruchar the Younger, or Hartung, or Greif, or Hess, or Hellmer,
or Langenwalder, or Buechenberg, or Unverdorben, or Mest, or Raillich,
or Giogio Sellas, or Matteo Sellas, or Coch, or Tielke, or Schelle, or
Eberle, or Widhalm, or Christian Hoffmann, or Martin Hoffmann, or Ian
Harwood, or Zachary Taylor.
Erm…
You can have the ribs in sycamore, or Bird’s-eye maple, or figured ash,
or unfigured ash, or plum, or cherry, or yew, or cypress, or rosewood,
or kingwood, or snakewood, or walnut, or ebony, or wenge, or cocobolo,
or cryptomeria, or ecologically justifiable very realistic imitation of
ivory. I don’t do fibreglass these days.
Erm…
You can have the neck in the style of…
No, no, don’t bother about the neck.
Well the varnish can be either three parts linseed oil…
Look, do it however you like, please. How soon can you have it
finished?
Erm…

La tiorba è rientrata :-)

Oggi in volata mi sono fermato a Bologna per ritirare la tiorba, sapientemente riparata da Anna Radice che ringrazio particolarmente per la sua cortesia e disponibilità.
Senza il suo aiuto mi sarei trovato in imbarazzo su due fronti: con Ulf Dressler che mi ha gentilmente prestato il suo strumento e nell’impossibilità di misurarmi (è il caso di dirlo) con questo splendido strumento.
Ora non ho più scuse.

La tiorba è arrivata, ma ripartirà subito :-(

TiorbaAlle 11 in punto di oggi una fatina buona (leggi UPS) mi ha consegnato una bellissima tiorba che proviene da un caro amico tedesco.
Ho preso immediatamente le misure (cori tastati: 82,5cm diapason: 167cm). Il guscio ha 35 doghe in tasso e credo il modello faccia riferimento a uno strumento che Pietro Raillich costruì a Padova verso la metà del XVII secolo.
Il liutaio è, per ironia della sorte, lo stesso che pochi mesi fa ha deciso di considerarmi indegno di un suo strumento, e anche il modello è proprio quello che io avrei desiderato che lui costruisse per me.

Si vede però che la sorte congiura contro le mie ambizioni tiorbistiche, perché dopo 5 minuti esatti di accordatura la tavola armonica si è sollevata dal guscio e ha mostrato un disastroso “spiffero” di oltre 5mm dalla parte del ponticello – disastro! (direbbe un noto comico)

Ho allentato nuovamente tutte le corde e, rassegnato, ho depositato lo strumento nel suo (lunghissimo) astuccio: venerdì andrò a consultare il medico che si troverà a dover intervenire non su uno, ma su due pazienti.

Sic transit gloria mundi 🙂

I liuti di Charles Mouton

Des MoulinsIl liutista francese Jean-Marie Poirier alcuni mesi fa ha postato alcune foto di un bellissimo strumento costruito da Julien Stryjak, liutaio a Strasburgo.

Oggi segnalo l’articolo pubblicato sulla rivista della Société française de Luth e pubblicato dallo stesso Julien Stryjak sul proprio sito: le(s) luth(s) du portrait de Mouton.
Molto interessanti le sue osservazioni sulle differenze che si notano tra il ritratto a olio di François Mouton e l’incisione successiva.
In particolare poi mi hanno molto incuriosito i riferimenti all’unico liuto conservato di Jean Des Moulins (1644).

Legare i tasti del liuto

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6aItqGZ0zJs&w=425&h=344]
 

Chi non ha mai gridato (almeno) un paio di colorite espressioni mentre tentava di sostituire i tasti del proprio liuto? E chi non ha mai rimandato la sostituzione sapendo molto bene quante parolacce avrebbe detto?

Ancora dal canale del liutaio Paolo Busato su YouTube un breve e utilissimo video che illustra come si fa, semplicemente.