Un intarsio e le corde

Bundle-klein1Dagli intarsi di Fra Damiano da Bergamo presso lo Château de la Bastie d’Urfé, ricostruiti al Metropolitan Museum of Art di New York, proviene l’immagine di questo post.

Un visitatore (Marc Lewon) ha commentato in questo bel post le sue riflessioni sulle corde del liuto rappresentate in questo dettaglio degli intarsi e come il loro curioso aspetto “morbido” coincida con le indicazioni di altri trattati successivi (Hans Gerle, 1546 e Adrian Le Roy, 1574).

Ancora sugli studi di Mimmo Peruffo

Ho passato il pomeriggio di ieri (e lo stesso farò oggi) a sistemare l’incordatura del mio liuto a 8 cori, fatto da Sandi Harris alla fine del 2005.
Aveva bisogno di qualche sapiente ritocco e, in ottemperanza a quanto ripetutomi più e più volte da Jakob Lindberg, ho tentato l’avventura in solitudine.
Ho sostituito alcune corde con il nuovo Nylgut di Mimmo Peruffo (molto, molto migliore di quanto abbia utilizzato in questi anni) e ho cercato gli aggiornamenti del suo lavoro di ricerca, sempre estremamente interessanti.

A tutti consiglio di scaricare l’ultima versione del suo già noto lavoro, Il Liuto nella sua realtà: ne vale davvero la pena.

Il nuovo calcolatore per le corde e la posizione dei tasti di Paul Beier

Da un entusiasta della solita lista ho ricevuto in copia la seguente e-mail di Paul Beier:

Dear fellow lute enthusiasts,

I have completely rewritten my string and fret program for windows,
and I’ve made many improvements and changes from the version I made
available 10 years ago.

I have put a trial version on the web, and would like as many of you as
possible to download it and have a look, and then send me comments and
suggestions for improvement (or just complements!).

Download it at http://www.musico.it/lute_software/bsfc/index.html

Newsletter editors: please announce this!

Paul Beier

L’installazione funziona senza dare problemi di sorta e il risultato mi sembra davvero degno di nota!

Grazie di cuore a Paul Beier per questo apporto tecnologico a un’operazione non sempre semplicissima.

Corde basse in budello appesantito

Peruffo_loaded2Traggo spunto dall’interessante e-mail di Anthony Hind dedicata a Mimmo Peruffo e alle sue corde di budello appesantito.
Non ho ancora ricevuto il mio nuovo liuto barocco e dunque (grrrrr!) non posso esprimere un parere personale sui risultati raggiunti dalla ricerca di Mimmo.

Tengo però a segnalare qui la sua pagina dedicata alle corde basse in budello appesantito che come sempre è ricca di esempi iconografici e rimanda al significativo articolo pubblicato sul Lute Society of America Quarterly, Vol. XXIX n° 2, May 1994, pp.5-14 e disponibile on-line.

Il cantino da pesca

So che con questo post non farò bella figura e probabilmente riuscirò a offendere chi da anni suona seriamente e ancor più seriamente svolge ricerca nell’ambito delle corde utilizzate sui liuti, piccoli e grandi.
Come si vede nelle foto di questo blog possiedo un bel rinascimentale a otto cori, la cui particolarità è una lunghezza della corda vibrante di 630 mm: abbastanza per rendere complessa la scelta del cantino. Il carbonio diventa particolarmente rigido, il budello neanche a parlarne, il nylgut sembrava una buona idea, ma ho sbagliato il diametro durante l’ultima ordinazione e la mia mano sinistra mostra ancora con orgoglio che segno può lasciare un cantino in nylgut, quando gli si impone uno sforzo ben al di là del suo carico di rottura, ehm…
Nessun liutista di fine ‘500 avrebbe preteso un bel sol (con A = 440 Hz) da un liuto con una lunghezza della corda vibrante di 630 mm. Magari un fa diesis, meglio ancora un bel fa. Certamente non uno stramaledetto sol.
Comunque il mio otto cori è accordato su un bel sol e io non ne potevo più di sostituire costosissimi cantini in PVF (meglio noto ai liutisti come carbonio).
Così mi sono ricordato di uno splendido consiglio di Massimo: usare del bel filo da pesca! Trovandomi al mare, niente di più facile.
Sono entrato nel negozio di pesca più fornito che potessi ancora trovare e ho acquistato una matassina di Shimano Blue Wing del diametro di 0,45 mm.
Il prezzo?
🙂
EUR 6,00 per 200 metri.
No, non scherzo. DUECENTO METRI.
A mio umile parere ha un bellissimo suono, morbido, assolutamente non chitarristico, se cogliete cosa intendo. Non si rompe mai. Ma attenzione: si allunga, perdendo la propria timbrica. L’allungamento del materiale mi sembra dipenda dalla frequenza con cui lo suonate e lo accordate: posso però dirvi che dopo sei mesi (sì, lo so, è vergognoso…) non suona più bene e va sostituito.
Avete mai tenuto un cantino per sei mesi?

Posso solo consigliarvi di provarlo, magari insieme a una costosa accordatura in budello.

Corde doppie o singole?

Ahi, ahi.

Da quasi novizio ho sollevato una discussione di cui mi rallegro 🙂
Pubblico perciò la lettera che Giorgio Ferraris mi ha inviato.

Ciao Luca
Il tuo nuovo blog è interessante, ben scritto e permette subito alcuni spunti di discussione. Ho letto quanto vi è scritto sull’arciliuto italiano. Mi pare di capire che parlando di arciliuto, liuto attiorbato o liuto barocco italiano sia indifferente montare corde semplici sui bassi, sia che lo strumento abbia la tratta lunga sia che abbia la tratta corta; questo grazie alle corde moderne. Il discorso “ usiamo cori singoli tanto ci sono corde moderne” è, a mio avviso, profondamente sbagliato e mi trova in totale disaccordo. Vale a dire:

  • Storicamente, in linea generale e con possibili eccezioni, lo strumento corto aveva ordini doppi anche nei bassi mentre lo strumento a tratta lunga poteva averli singoli. Se li facevano così sapevano anche farli suonare adeguatamente.
  • La corda semplice moderna non semplifica ma cambia; se si vuole semplificare perché non montare tutto lo strumento con corde semplici?
  • A questa soluzione ci ha già pensato il liutista tedesco André Burguete che ha inventato anni fa, e me lo ha mostrato di persona, un barocco tedesco “semplificato” con tutte le corde semplici. Dichiarava di voler aprire il mercato ai chitarristi e cercava una soluzione più semplice di quella originale.
  • Rendere le cose “semplici” o “ voler aprire il mercato ai chitarristi” è lo stesso aspetto del problema: si evita il discorso storico e si inventa qualcosa di diverso. Per carità si può fare tutto ma dichiariamolo apertamente.
  • Ammettiamo anche di ”semplificare”: ma che cosa? L’accordatura? Se uno non è in grado di accordare un arciliuto non accorderà nemmeno un liuto (il dilettante di Mattheson). La tecnica? Il liuto con molti ordini richiede ovviamente una tecnica diversa da quello con sei-sette ordini. Provate a far suonare un barocco tedesco con il “pollice dentro”! Le corde sbattono? Non è vero: è sempre un problema di tecnica strumentale e di materiale con cui sono fatte le corde.
  • Ho montato e sperimentato ormai da oltre dieci anni e con strumenti diversi, le corde in budello appesantito di Peruffo che funzionano a dir poco benissimo. Sapete che sono meglio, ma molto meglio di quelle moderne?
  • La presenza della corda doppia ottavata ha delle conseguenze immediate sul suono e sul timbro: se non avete un liuto attiorbato provate un liuto barocco tedesco e ve ne accorgerete. Provate ad esempio ad incordarne uno con cori semplici o all’unisono: come minimo vi rendereste ridicoli di fronte a suonatori di musica francese (Chris Wilson) o ai weissiani come North, Barto e Cardin. Perché per il liuto italiano dovrebbe essere diverso?
  • Infine ci sono costruttori italiani che per l’arciliuto sono almeno al livello di quelli citati nel blog. Perché andare all’estero?

Concludendo: Diana Poulton, sul problema dei bassi singoli o doppi avrebbe chiesto subito “mi dai delle evidenze storiche poi ne discutiamo”. Con tutto il rispetto per chi sostiene la teoria dei bassi semplici sull’arciliuto italiano, ribadisco di essere dalla parte della storiografia liutistica e contro le “semplificazioni”. Poi fate, ovviamente, come volete.
Grazie per l’attenzione.