I Partimenti

Ringrazio Diego Cantalupi per aver segnalato sulla sua pagina Facebook il link all’incredibile lavoro che Robert O. Gjerdingen all’interno della Northwestern University ha potuto dedicare all’immenso corpus dei “partimenti”: Monuments of Partimenti.

Dalla pagina esplicativa:


Collections of partimenti, by contrast, contained very few words and often hundreds of pages of music. A collection might begin with a statement of the rules or regole. Then there might be some pages of figured basses. The figures were like the training wheels on a child’s bicycle; once the apprentice achieved a measure of competence, the figures were removed. The bulk of the ensuing partimenti were unfigured, and hence largely incomprehensible to musical amateurs. Even more restricted to insiders were the advanced, fugal partimenti that featured rapid changes of clef and required a knowledge of preferred contrapuntal combinations. Without access to a collection of the more explicit regole, like those of the great Neapolitan maestros Fedele Fenaroli and Giovanni Furno translated in this series, an outsider might never realize that an awareness of the scale degrees in each phrase or cadence was a prerequisite for understanding a partimento. The key changed rapidly in this repertory, and the partimentisto needed to be aware of conflicts and overlaps between local and more global contexts.

Robert de Visée on line

Schermata 2013-04-03 alle 11.09.55Grazie alle risposte ricevute dai membri della lista francofona dei liutisti/e mentre ero alla ricerca dell’intavolatura per tiorba dell’Allemande La Plainte di Robert de Visée posso adesso segnalare due links messi a disposizione dalla Biblioteca di Besançon:

  • la digitalizzazione del Manuscrit Vaudry de Saizenay: QUI
  • Pièces de théorbe et de luth mises en partition, dessus et basse. Composées par Mr. de Visée, 1716: QUI

Pascal Gallon, Docente di Liuto e Musica antica presso il CRR TOULON PROVENCE MEDITERRANEE e il CRD AIX EN PROVENCE, mi fa notare che:


très souvent les pièces du Vaudry sont notées une quarte plus bas (ou une quinte plus haut) que l’édition de 1716 ce qui atteste l’idée que le théorbe était un théorbe de pièce accordé en Ré et non en la.
[…]
Cette suite en dom (C sol ut tierce mineure) de Vaudry correspond donc bien à la suite en Fam de l’édition de 1716
C sol ut tierce mineure : signifie dans la solmisation que la note C (hauteur absolue) peut être soit Sol soit Do dans une échelle mineure, c’est à dire soit un premier degré ou un 5ème degré.
[…]
Seule la version de 1716 est “sérieuse” car elle est de la main de De Visée qui lui désavoue les tablatures comme il le dit dans sa préface.

En comparant les deux on se rend compte que Vaudry est assez fidèle, mais on peut aussi corriger certains détails par ci par là.

En tout cas l’étude comparative est très intéressante pour les rythmes, les accords séparés, l’inégalité dans le jeu rythmique, et les ornements.

Beaucoup de modifications chez Vaudry concernent la conduite des basses.
[…]

Adriano Banchieri, Cartella Musicale

Banchieri_p106Prendo ispirazione dalla pagina che il tiorbista Matthew Jones ha creato su Facebook e segnalo il fac-simile dall’opera di Adriano Banchieri, Cartella overo Regole utilissime à quelli che desiderano imparare il Canto Figurato. Nuouamente da varie opinioni di musici eccellenti ridotte in vn piaceuole Dialogo di maestro, et Discepolo.
Ristampata in varie edizioni dal 1601 al 1623, ha subito alcune variazioni di titolo e di contenuto.
Il fac-simile è disponibile su IMSLP a questo indirizzo.

Adriano Banchieri e la tiorba in sol

Banchieri_conclusioniLo scorso sabato ho posto a Massimo una domanda stupida: perché la tiorba sia accordata un tono sopra l’accordatura del liuto rinascimentale, dunque in LA.
Massimo si è lanciato in una dettagliata spiegazione concernente il fatto che, a prescindere dall’ovvia comodità delle tonalità disponibili sulla tiorba accordata in LA, lo strumento esisteva anche in sol, anche se ciò viene spesso ignorato nell’utilizzo attuale della tiorba.
Pochi giorni dopo – simpatica coincidenza! – compariva sulla lista dei liutisti francofoni una domanda concernente il Libro primo di arie passeggiate (Dresda 1623) di Johann Nauwach e le indicazioni del basso continuo, che sembravano richiedere un chitarrone accordato in SOL.
Ovviamente non ricordavo più il trattato citato da Massimo a Venezia (ahimé), ma ho immediatamente postato la risposta sull’esistenza di tiorbe in sol.
Da un dotto membro della lista succitata è prontamente giunta la citazione di Adriano Banchieri e delle sue Conclusioni nel suono dell’organo (1609) che a pagina 53 indica chiaramente un chitarrone in SOL.
La stessa pagina di Banchieri offre naturalmente un interessante spunto per altre riflessioni organologiche, ad esempio:

  • il primo coro non è necessariamente accordato un ottava sotto, ma “come piace”;
  • il secondo coro non è accordato un’ottava sotto;
  • il Chittarrone (sic) ha 13 cori.

Ringrazio Dimitri Goldobine per la citazione e i riferimenti al fac-simile di Banchieri e Jean-Marie Poirier (che forse ricordate come liutista nel ben noto film Tous les matins du monde) per la copia della pagina 53.

Barocco francese e basso continuo

Gli ultimi tre mesi sono scappati via ad altissima velocità: sono scosciente che questa sia una banalità (quasi) imperdonabile, ma mi sembra che sia l’unica possibile giustificazione per il perdurante silenzio sul mio blog.
Nel frattempo ho constinuato a frequentare il repertorio francese barocco: Gautier (Ennemond e Denis), Mouton, Mercure, Mademoiselle Boquet e recentemente Jacques de Gallot.
Quello che era stato pensato come un repertorio da concerto si trasforma in una frequentazione ripetuta e continuativa, che fa emergere sempre più sfumature fomdamentali all’interpretazione di questa musica così “sfuggente”.
Insomma, da un lato mi dispiace che la Fondazione Querini Stampalia abbia così bruscamente interrotto la collaborazione con la SMAV che durava da molti anni, impedendomi così indirettamente un concerto che ho tanto atteso (e curato!), d’altra parte ogni mese in più porta con sé una nuova consapevolezza delle difficoltà interpretative connesse a una musica che nel modndo dei liutisti non sempre sembra trovare il proprio posto.
Paradossalmente non troverete così tanti dischi e concerti dedicati a questo repertorio, mentre è largamente evidente che chiunque abbia dieci dita e un liuto non resiste alla tentazione di cimentarsi con John Dowland, nonostante non si tratti esattamente di un autore alla portata di tutte le mani…

La costante abitudine del liuto francese ha portato con sé l’inevitabile conseguenza di iniziare lo studio del basso continuo proprio su questo strumento, anche se l’11 cori non sembra essere lo strumento più utilizzato a questo scopo.
Invito gli scettici a dare un’occhiata al testo di Perrine, Livre de Musique pour le Lut, Paris 1680, la cui ricchissima introduzione è splendidamente riprodotta nel volume 19-2 della collana “Méthodes et Traités” splendidamente pubblicata dalle Editions Anne Fuzeau (acquistatelo on-line!)
Perrine dedica moltissime pagine a un prontuario delle posizioni del basso continuo: forse a dimostrazione del declino inarrestabile dello strumento in quel periodo, ma anche a sottolineare che nulla sembrava impedire al liuto di offrire il suo apporto nella pratica del basso continuo.
Unico dolore inaggirabile: la musica francese coeva richiede una dimesticheza col B.C. che va ben oltre le mie povere capacità: ci vorrà ancora parecchio…
Nel frattempo ho seguito il consiglio di Massimo Lonardi e ho ricuperato il fac simile delle Six Suittes pour la Flûte avec la Basse di Charles Dieupart presso le ottime edizioni Mieroprint: il lavoro è lungo e la strada in salita!

Basso continuo

BassusIl riscaldamento ad aria di casa mia mi costringe di fatto a fermarmi: avevo teorizzato di passare la domenica a suonare, e basta, ma il costante riaccordare le corde calanti mi ha un po’ stremato.
E’ abbastanza insopportabile la sensibilità di quasi tutte le corde (nylgut e budello si comportano in modo abbastanza simile) all’alzarsi della temperatura: in pratica o gelo suonando, o smetto di suonare per riaccordare ogni tre minuti.

Il lato positivo dello studio con Massimo è sempre stata la libertà di scelta, il lato complesso dello studio con lui, anche. Il piccolo repertorio francese che ho studiato va ormai abbastanza bene, più o meno pronto per un fantomatico concerto la cui data si sposta continuamente in avanti, sottomessa com’è agli umori dei finanziamenti che affliggono i musei veneziani.
Passo così oltre: dopo l’esperienza estiva con Jakob Lindberg e il Prologo dell’Orfeo di Monteverdi, insisto e ottengo da Massimo di iniziare “ufficialmente” a cimentarmi col basso continuo. Il risultato è una lezione di durata doppia (manca un allievo e Massimo è, come sempre, troppo generoso) che si conclude con un inizio di cefalea.
Mi rendo conto velocemente che devo rispolverare nozioni lontanissime nella memoria e sviluppare una capacità di ragionamento armonico che non ho mai dovuto utilizzare prima. Dopo qualche esercizio – tanto per capire come funziona il sistema di numerazione – vengo messo di fronte a una pagina di Telemann e al suo basso numerato: mi diverto parecchio, ma mi sembra di essere lentissimo. Ci vorrà un bel po’ di esercizio.
Massimo sottolinea come sarebbe importante assorbire le posizioni fondamentali sul proprio strumento dall’inizio, non solo ora. E mi consiglia di passare proprio questa abitudine a mio figlio Tommaso, cosa che farò dalla prossima “lezione”. Dato che non smetto mai di porrmi sempre la stessa domanda: “Come avrebbe studiato musica un apprendista del primo ‘500?”, non posso che appuntarmi questo ennesimo riferimento da trasferire a mio figlio.
Ma torniamo a me e al mio entusiasmo di principiante per il bassus generalis: dato che la teoria è assolutamente necessaria, ho fatto la mia consueta ricerca in rete e sono inciampato su un sito che contiene i testi di tutti quegli autori che un buon “continuista” barocco è supposto leggere e conoscere a memoria.

bassus-generalis.org merita di essere scorso da capo a fondo. Agli studenti come me segnalo in particolare:

Certo, per gli italiani un bel testo pulito, senza tutte quelle traduzioni a fianco, sarebbe riuscito più pratico, ma in compenso potete girare i links agli amici di altre nazioni e, cosa di non poca importanza, abbiamo a disposizione il testo completo delle opere succitate e gli esempi musicali.

Sono bastate due ore e la musica che già conosco e suono ha cambiato di colpo aspetto: l’intavolatura che ho di fronte si è improvvisamente arricchita di “posizioni” che mi richiamano immediatamente i “6” i “4-3” e quant’altro.
Ciò che amo del viaggio intrapreso ormai da quasi sei anni è che l’ambito dello studio è talmente vasto da non permettere virtualmente alcun limite. Se mai raggiungerò l’età della pensione starò ancora studiando e scoprendo, e potrò lasciare il cane e il giornale a qualcunaltro.