Liuto (barocco) modificato da Thomas Edlinger, 1728

Thomas Edlinger 1728Sto studiando attivamente la musica di Weiss e non posso esimermi dall’esplorare gli strumenti dello stesso periodo.
Dai liuti di Hoffmann a quelli di Sebastian Schelle, di Johann Jauck, di Andreas Jauch fino a quelli (originali o modificati) di Thomas Edlinger.

Colgo dunque l’occasione per segnalare la pagina del Museo Nazionale del South Dakota dedicata allo strumento di Thomas Edlinger, probabilmente a partire da uno strumento veneziano molto più antico costruito da Magno Tieffenbrucker.

I Partimenti

Ringrazio Diego Cantalupi per aver segnalato sulla sua pagina Facebook il link all’incredibile lavoro che Robert O. Gjerdingen all’interno della Northwestern University ha potuto dedicare all’immenso corpus dei “partimenti”: Monuments of Partimenti.

Dalla pagina esplicativa:


Collections of partimenti, by contrast, contained very few words and often hundreds of pages of music. A collection might begin with a statement of the rules or regole. Then there might be some pages of figured basses. The figures were like the training wheels on a child’s bicycle; once the apprentice achieved a measure of competence, the figures were removed. The bulk of the ensuing partimenti were unfigured, and hence largely incomprehensible to musical amateurs. Even more restricted to insiders were the advanced, fugal partimenti that featured rapid changes of clef and required a knowledge of preferred contrapuntal combinations. Without access to a collection of the more explicit regole, like those of the great Neapolitan maestros Fedele Fenaroli and Giovanni Furno translated in this series, an outsider might never realize that an awareness of the scale degrees in each phrase or cadence was a prerequisite for understanding a partimento. The key changed rapidly in this repertory, and the partimentisto needed to be aware of conflicts and overlaps between local and more global contexts.

Jon R. Snyder, L’estetica del Barocco

Estetica_Barocco Non sono riuscito ad avvicinarmi al Barocco senza mettere in questione la mia formazione sull'estetica del periodo: la storia della letteratura e quella della filosofia tendono a sorvolare elegantemente il '600, con poche informazioni su Giovan Battista Marino, reo di essere di non leggerissima lettura, e sui suoi epigoni.
Da torinese di nascita il Barocco non è ovviamente un'esperienza nuova: sono cresciuto assaporando i tanti Palazzi della città, il Castello del Valentino e ascoltando ore ed ore di musica Barocca dalla catena audio di mio padre, assiduo frequentatore in pectore del Barocco veneziano e tedesco.
L'impressione è di avere un'idea relativamente chiara di quali siano le linee guida del '600, cosa portino nell'anima i suoi autori (e autrici) e -naturalmente- a cosa facciano riferimento gli insopportabili nastri e sete che abbondano nei ritratti dei musicisti che ci hanno preceduto.
Ma non basta aver riflettuto su una (o tante?) facciate, torinesi o romane o ancora splendidamente veneziane, amato l'Estasi di santa Teresa del Cavalier Bernino, specie dopo aver cominciato a leggere le dotte introduzioni dei volumi che il CNRS francese dedica ai liutisti.

Dopo una veloce ricerca bibliografica ho scelto il libretto di Jon R. Snyder, L'estetica del Barocco, Il Mulino, Bologna 2005.

Nella collana davvero molto bella curata da Remo Bodei per l'editrice Il Mulino e significativamente intitolata "Lessico dell'Estetica" sono disponibili altri testi che, in una trattazione affrontabile anche da non specialisti, mi sembrano di particolare utilità al musicista per inserirsi in un alveo interpretativo coerente con le altre discipline dell'arte.

Un bellissimo libro, agile e informato, da leggere e rileggere.