M.r Weiss à Rome, ovvero F-Pn Rés Vma ms. 1213

L’arrivo e la durata della permanenza di Silvius Leopold Weiss a Roma rimangono al momento un mistero, del quale ho già avuto modo di riassumere i contorni in un post precedente.

Un manoscritto tedesco, concluso probabilmente intorno al 1740 (datazione approssimativa resa possibile da brani di altri musicisti) e giunto in Francia grazie alla collezione di Geneviève Thibault, contessa di Chambure, intitolato “Fantaisies et Preludes // composées // par // M.r Weiss. à Rome” e catalogato attualmente alla BNF con la segnatura  “F-Pn Rés Vma ms. 1213” è comparso tra le digitalizzazioni del progetto Gallica e come tale è disponibile per tutti a questo indirizzo.

Il manoscritto contiene, insieme ad altra musica, 8 brani di sicura attribuzione a Weiss, tra i quali solo due non comparirebbero in altri manoscritti.

La segnalazione proviene dal liutista tedesco Markus Lutz (che cura anche la versione tedesca dell’ottimo e informatissimo sito dedicato a Weiss)  ed à apparsa sulla lista anglosassone di liuto barocco.

 

Francesco da Milano descritto da uno spettatore

A coloro che leggono il francese segnalo Pontus de Tyard, Solitaire second ou prose de la musique, Lyons 1555, pp. 114 – 115. L’autore vi cita l’esperienza di “Monsieur de Vintimille” (a margine della p. 114 identificato come “Jacques des côtes de Vintimille”), spettatore di una esibizione di Francesco da Milano durante un banchetto.

Pontus de Tyard, "Solitaire second ou prose de la musique", p. 114

Pontus de Tyard, "Solitaire second ou prose de la musique", p. 115Il racconto, che riguarda un evento verificatosi parecchi anni prima (il liutista Francesco Canova è morto infatti nel 1543), colpisce per la capacità dell’interprete di trasportare i suoi ascoltatori in uno stato di “graziosa malinconia”, “come se l’anima […] si fosse ritirata ai bordi delle orecchie per godere più comodamente di una sinfonia così splendida”.

La posizione così ben descritta degli ascoltatori rapiti ai propri sensi dall’esecuzione di Francesco Canova rimanda inevitabilmente al frontespizio del volume di musica dello stesso Francesco (“Intabolatura di liuto de diversi, etc.”), pubblicata a Venezia dall’editore Francesco Marcolini nel 1536.

 

Friederike Sophie Wilhelmine di Prussia e Silvius Leopold Weiss

Ho scoperto di recente le memorie scritte in francese dalla sorella di Federico II di Prussia, Friederike Sophie Wilhelmine.

Wilhelmine fu clavicembalista e compositrice notevole: come esempio, una gradevole esecuzione del suo “Concerto in sol minore per clavicembalo, archi e basso continuo” è disponibile su YouTube.

Nelle pagine dedicate alle giornate successive al 29 maggio 1728 a Berlino la principessa Wilhelmine scrive:

[…] le roi mon père, partit pour se rendre en Prusse; il laissa mon frère à Potsdam, avec permission de venir deux fois par semaine faire sa cour à la reine. Nous nous divertîmes parfaitement bien pendant ce temps. La cour étoit brillante par la quantité d’étrangers qui y venoient. Outre cela le roi de Pologne envoya les plus habiles de ses virtuoses à la reine, tels que le fameux Weis, qui excelle si fort sur le luth, qu’il n’a jamais eu son pareil, et ceux qui viendront après lui n’auront que la gloire de l’imiter; Bufardin, renommé pour sa belle embouchure sur la flûte traversière, et Quantz, joueur du même instrument, grand compositeur, et dont le goût et l’art exquis ont trouvé le moyen de mettre sa flûte de niveau des plus belles voix.

(Mémoires de Frédérique Sophie Wilhelmine Margrave de Bayreuth soeur de Frédéric le Grand depuis l’année 1706 jusqu’à 1742 écrits de sa main, Mercure de France, Paris 1967, p.123)

Il liuto è uno strumento “europeo”

Firma Weiss nel mss. GB-L a pag. 135 Oggi sono al lavoro sui brani per l’esame di “Liuto II”, che ho in programma di sostenere in autunno al Conservatorio di  Pavia; mentre riponevo lo strumento pensavo a quanto “europeo” sia il liuto a 13 cori. Provo a spiegarmi meglio.

Silvius Leopold Weiss nasce in territorio tedesco, ma in quella parte della Slesia che dal 1945 appartiene alla Polonia.
Già molto giovane è al servizio del principe elettore del Palatinato Karl Philipp a Breslau (oggi Wrocław). Quando l’Imperatore nomina Karl Philipp Governatore del Tirolo, è ragionevole immaginare che Weiss lo segua a Innsbruck a partire dall’agosto 1707, anche se non abbiamo alcuna evidenza documentale a questo riguardo.

Di fatto non sappiamo esattamente cosa gli accada nei due anni successivi (io mi sono fatto una certa idea, ma ci sono molte verifiche d’archivio che mi attendono prima che io possa decorosamente scriverla e darle un barlume di verosimiglianza), ma certo è che il figlio della Regina vedova di Polonia, principe Aleksander Sobieski, si stabilisce a Roma intorno al Carnevale del 1710 e Weiss è al suo servizio.
Ernst Gottlieb Baron nella sua “Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten”, 1727, sostiene che Weiss fosse a Roma già dal 1708, e noi sappiamo in effetti che il principe Aleksander Sobieski fece in quegli anni diverse visite a sua madre Maria Casimira Luisa de la Grange d’Arquien a Roma, prima di stabilirvisi in via definitiva nel 1710. Baron potrebbe dunque avere ragione, ma le prove documentali mancano completamente.
Le uniche che possediamo (grazie al lavoro di ricerca della musicologa Francesca Vacca) risalgono al 1712 – 1713: Weiss abita a Roma, appare sposato con Maria Angela, frequenta Palazzo Zuccari, incontra Domenico Scarlatti, la musica italiana in prima persona e quasi certamente la forma che il liuto ha preso in Italia ormai da parecchi decenni: la tratta lunga – di cui Alessandro Piccinini dichiara di essere l’ideatore – e i suoi 13 – 14 cori (parte doppi, parte singoli).

Purtroppo il principe Aleksander Sobieski muore a Roma il 19 novembre 1714 dopo una malattia potenzialmente non brevissima: con ogni probabilità Weiss è già partito nei mesi precedenti, forse per raggiungere nuovamente il suo principe elettore Karl Philipp a Innsbruck. Non sappiamo (e forse non sapremo mai) se il periodo che Weiss trascorre a Roma con il principe sia stato una graziosa concessione di Karl Philipp allo stesso Aleksander Sobieski o un vero e proprio contratto, per quanto disgraziatamente transitorio.

Nel 1718-19 – nei viaggi che intraprende su incarico del principe elettore di Sassonia – Weiss passa più di una volta da Praga, dove con molta probabilità incontra il liutaio Thomas Edlinger e altrettanto probabilmente gli richiede di aggiungere due cori al liuto del tempo, che di cori ne ha sempre ancora 11. Il “nuovo” liuto che Thomas Edlinger gli costruisce non ha (ancora) la tratta, ma semplicemente un secondo piccolo cavigliere aggiuntivo e due cori doppi, che gli permettono – alla moda “italiana, si direbbe – di avere un’intera ottava disponibile nei bassi.
Dal 1719 la musica di Weiss inizierà infatti a fare uso dell’intera ottava dei bassi con crescente sistematicità e la musica composta precedentemente verrà “corretta” (se così si può dire) per sfruttare i due cori aggiuntivi accordati abitualmente in si e la, rispettivamente.

Per entusiasmo tutto personale aggiungo che nel primo trimestre del 1718 Weiss si trova a Dresda alla corte di Augusto il Forte, su licenza di Karl Philipp. Il 4 aprile infatti riceve da a Augusto il Forte una lettera di scuse da consegnare a Karl Philipp, in cui il principe elettore di Sassonia ringrazia Karl Philipp e lo prega di scusare il suo servitore per la prolungata assenza.
Per consegnare questa lettera e congedarsi in via definitiva da Karl Philipp, Weiss deve raggiungerlo a Neuburg an der Donau, dove Karl Philipp è temporaneamente di stanza con il suo seguito. Se la presenza del Governatore del Tirolo è ancora documentata a Neuburg il 22 luglio 1718, il 13 agosto Karl Philipp è già a Schwetzingen e da lì raggiungerà Heidelberg.
Come nota di colore per chi, come tutti noi frequentatori della Sommerakademie – Alte Musik, è definitivamente legato a Neuburg, si può con relativa sicurezza affermare che nel luglio di 300 anni fa, anche Silvius Leopold Weiss vi soggiornò.

Nell’articolo del Lexicon (Johann Christoph Gottsched, ed.,“Handlexicon oder kurzgefasstes Wörterbuch der schönen Wissenschaften und freyen Künste”, Leipzig, 1760) dedicato a Weiss, la liutista e sua allieva Luise Gottsched gli attribuisce la paternità della tratta – caratteristica che lo strumento assumerà circa 10 anni più tardi – e dei 13 cori, da cui il liuto non si allontanerà più.

Credo perciò sia ragionevole affermare che lo strumento a 11 cori ha percorso la Francia e le terre di lingua inglese e tedesca, e si è incrociato più volte con il gusto italiano.  Con l’aiuto di un liutaio tedesco trapiantato a Praga – su indicazioni di un musicista tedesco (Weiss, appunto) nato nell’attuale Polonia e a servizio prima del Governatore del Tirolo e poi del Re di Sassonia e Polonia – ha raggiunto la configurazione che oggi noi comunemente definiamo “liuto barocco”.

Non riesco a immaginarmi un destino più europeo di così.

E a proposito di Maria Angela: negli anni immediatamente successivi al 1713 della moglie “romana” (se non altro per domicilio) di Silvius Leopold Weiss si perderà ogni traccia. Non c’entra nulla con lo strumento, ma non riesco a impedirmi di domandarmi che fine abbia fatto la povera Maria Angela…

Guardare in profondità

Toyohiko Satoh
Immagine tratta dal post di Jonas Niederstadt citato nel mio post.

Bellissimo il post di Jonas Niederstadt, produttore presso la Carpe Diem Records, a proposito della sua esperienza di registrazione dell’ultimo CD di Toyohiko Satoh, fino qualche anno fa docente di Liuto al Conservatorio di Den Haag: Looking deep: recording lute music with Toyohico Satoh

Two or three days before a recording, Toyohiko stops practicing, stops playing at all. When we record, we usually do two or three takes of a piece. It is not about achieving perfection. Perfection is already there, all the time. When a note sounds, obviously it is perfect. When we call it imperfect, is that due to the angle from which we look at it? Maybe calling a sound imperfect is a very superficial way of looking at it.

Rose inserite nella tavola armonica, ovverosia quanto gli antichi liutai riciclavano parti di strumenti

Photo Courtesy of NMM

Dovrei scrivere di musica, del percorso che il prossimo anno (forse) mi condurrà alla laurea magistrale presso il Conservatorio di Pavia, magari persino dell’esame di Liuto I (programma interamente dedicato a Silvius Leopold Weiss) felicemente superato lo scorso settembre e della preparazione di Liuto II (che penso di dedicare a Johann Sebastian Bach, ovverosia a una parte di quel repertorio bachiano che può sensatamente essere eseguito su un liuto barocco).

Invece la curiosità per la liuteria (con gli anni trasformatasi in passione) condita con un po’ di ricerca e qualche lettura fa sì che preferisca indicare i posts del liutaio canadese Travis Carey e la sua analisi dedicata alle rose dei liuti re-inserite in tavole armoniche più recenti, per poi estendersi all’esame di altre parti riciclate da famosi liutai del passato.

Dato che una parte del suo post si concentra su uno strumento originale che è stato di ispirazione per la costruzione del liuto barocco che io suono, la lettura mi ha particolarmente incuriosito, aggiungendo qualche informazione al mio tentativo di conoscere la liuteria storica che riguarda la famiglia degli strumenti del liuto.

Travis Carey, “The Inset Lute Rose: A Contemporary Example, and Some Historical Ones

A proposito dei francesi e degli “accords nouveaux”

Questo blog ha recentemente cambiato indirizzo (ora è stabilmente su liuti.blog, dato che finalmente da poco più di un anno il tld .blog è diventato disponibile) e raccoglie ormai poche segnalazioni.

In pratica da quando ho iniziato il percorso della magistrale all’I.S.S.M. Vittadini di Pavia il tempo per scrivere è proprio mancato.

A chi ama la letteratura liutistica degli autori francesi del periodo di transizione del XVII secolo, a chi si è domandato (per esempio) dove sia tutta la musica che Ennemond Gaultier deve avere scritto nella prima parte della sua esistenza, interesserà certamente questo bell’articolo del liutista francese Jean-Marie Poirier su Academia.edu

René, Robert, Ennemond, Charles et les autres… Ombres et lumières : les luthistes français de la première moitié du XVIIe siècle. (in francese)

ovvero

S. L. Weiss D-Dl 2841-V-1,2 (Dresda)

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Fedele alla vocazione di questo blog segnalo che il manoscritto di Dresda, custodito appunto presso la Sächsische Landesbibliothek – Staats- und Universitätsbibliothek Dresden (SLUB) e contenente molta della bellissima musica di Silvius Leopold Weiss, è disponibile per la consultazione e il download DA QUI.

L’Enclos e Blancrocher: due liutisti rimasti nell’ombra

Gravure d'Abraham Bosse pour la Rhétorique des Dieux de Denis Gautier, 1652
Questo articolo in francese è talmente piacevole e completo, che lo segnalo senza aggiungere altro: L’Enclos et Blancrocher : deux luthistes restés dans l’ombre.

Molto credibile (per chi frequenta i liutisti…) l’aneddoto:

Le vieux Gaultier, excellent joüeur de luth, s’estant retiré en une maison qu’il avoit acquise auprès de Vienne, en Dauphiné, l’Enclos y alla exprès pour le voir. “Eh bien, comment te portes-tu ? – A ton service.” Voylà bien des embrassades ; ils disnent et puis se vont promener. “Tu ne joües plus du luth ?” luy dit l’Enclos ; “pour moy, j’ay quitté tretoute cette vilainie. – Je n’en joüerois pas pour tous les biens du monde”, respond Gaultier. Au retour, l’Enclos voit des luths. “C’est pour ces enfans,” dit Gaultier, “ils s’y amusent ; il n’y pas une corde qui vaille ; tout cela est en pitoyable estat.” L’Enclos ne put s’empecher de les prendre ; il trouve deux luths fort bien d’accord. “Hé, dit il, telle piece, la trouves-tu belle ?” Il la joüe. Gaultier luy dit : “Et celle-cy, que t’en semble ?” Ils joüerent trente-six heures, sans boire ny manger.”

Rimando chi fosse in cerca del manoscritto Vaudry de Saizenay a quest’altro post.

La storia della tiorba

Dall’inizio di ottobre il mio percorso di studio alla SMAV è andato concentrandosi di nuovo sul basso continuo, all’interno del piccolo ensemble (che a me piace chiamare – con insopportabile hybris – ‘Accademia degli Animosi‘) con il quale ci ritroviamo ogni due sabati a Palazzo Grimani per suonare sotto la direzione di Massimo Lonardi.
Per me l’unica opzione era la tiorba che, a dispetto di tutti i miei piani, è così ridiventata lo strumento centrale di studio.
Alla ricerca come sempre di fonti e trattati in rete, segnalo perciò la bellissima Theorbo timeline compilata dal tiorbista Matthew Jones, timeline che consiglio di scorrere, almeno per curiosità.