Friederike Sophie Wilhelmine di Prussia e Silvius Leopold Weiss

Ho scoperto di recente le memorie scritte in francese dalla sorella di Federico II di Prussia, Friederike Sophie Wilhelmine.

Wilhelmine fu clavicembalista e compositrice notevole: come esempio, una gradevole esecuzione del suo “Concerto in sol minore per clavicembalo, archi e basso continuo” è disponibile su YouTube.

Nelle pagine dedicate alle giornate successive al 29 maggio 1728 a Berlino la principessa Wilhelmine scrive:

[…] le roi mon père, partit pour se rendre en Prusse; il laissa mon frère à Potsdam, avec permission de venir deux fois par semaine faire sa cour à la reine. Nous nous divertîmes parfaitement bien pendant ce temps. La cour étoit brillante par la quantité d’étrangers qui y venoient. Outre cela le roi de Pologne envoya les plus habiles de ses virtuoses à la reine, tels que le fameux Weis, qui excelle si fort sur le luth, qu’il n’a jamais eu son pareil, et ceux qui viendront après lui n’auront que la gloire de l’imiter; Bufardin, renommé pour sa belle embouchure sur la flûte traversière, et Quantz, joueur du même instrument, grand compositeur, et dont le goût et l’art exquis ont trouvé le moyen de mettre sa flûte de niveau des plus belles voix.

(Mémoires de Frédérique Sophie Wilhelmine Margrave de Bayreuth soeur de Frédéric le Grand depuis l’année 1706 jusqu’à 1742 écrits de sa main, Mercure de France, Paris 1967, p.123)

Lo strumento “europeo”

Firma Weiss nel mss. GB-L a pag. 135 Oggi sono al lavoro sul programma per l’esame di “Liuto II” a Pavia; come ho già avuto modo di raccontare, se per “Liuto I” avevo scelto un repertorio dedicato a Silvius Leopold Weiss, per l’esame di “Liuto II” mi avvicino umilmente al“Signore Bach”, con una selezione necessariamente breve di quella musica che lo stesso Bach ha destinato al liuto (BWV 995), o che persone a lui vicine hanno ritenuto che potesse “suonare bene” sul liuto loro contemporaneo (BWV 999, 1000).
L’unica eccezione che mi concedo nel programma è il Preludio, originariamente per organo (BWV 539), che precede la Fuga (BWV 1000) nella versione per liuto dell’allievo di Bach, e giurista, Johann Christian Weyrauch.

Mentre riponevo lo strumento pensavo a quanto “europeo” sia il liuto a 13 cori. Provo a spiegarmi meglio.

Silvius Leopold Weiss nasce in territorio tedesco, ma in quella parte della Slesia che dal 1945 appartiene alla Polonia.
Già molto giovane è al servizio del principe elettore del Palatinato Karl Philipp a Breslau (oggi Wrocław). Quando l’Imperatore nomina Karl Philipp Governatore del Tirolo, è ragionevole immaginare che Weiss lo segua a Innsbruck a partire dall’agosto 1707, anche se non abbiamo alcuna evidenza documentale a questo riguardo.

Di fatto non sappiamo esattamente cosa gli accada nei due anni successivi (io mi sono fatto una certa idea, ma ci sono molte verifiche d’archivio che mi attendono prima che io possa decorosamente scriverla e darle un barlume di verosimiglianza), ma certo è che il figlio della Regina vedova di Polonia, principe Aleksander Sobieski, si stabilisce a Roma intorno al Carnevale del 1710 e Weiss è al suo servizio.
Ernst Gottlieb Baron nella sua “Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten”, 1727, sostiene che Weiss fosse a Roma già dal 1708, e noi sappiamo in effetti che il principe Aleksander Sobieski fece in quegli anni diverse visite a sua madre Maria Casimira Luisa de la Grange d’Arquien a Roma, prima di stabilirvisi in via definitiva nel 1710. Baron potrebbe dunque avere ragione, ma le prove documentali mancano completamente.
Le uniche che possediamo (grazie al lavoro di ricerca della musicologa Francesca Vacca) risalgono al 1712 – 1713: Weiss abita a Roma, appare sposato con Maria Angela, frequenta Palazzo Zuccari, incontra Domenico Scarlatti, la musica italiana in prima persona e quasi certamente la forma che il liuto ha preso in Italia ormai da parecchi decenni: la tratta lunga – di cui Alessandro Piccinini dichiara di essere l’ideatore – e i suoi 13 – 14 cori (parte doppi, parte singoli).

Purtroppo il principe Aleksander Sobieski muore a Roma il 19 novembre 1714 dopo una malattia potenzialmente non brevissima: con ogni probabilità Weiss è già partito nei mesi precedenti, forse per raggiungere nuovamente il suo principe elettore Karl Philipp a Innsbruck. Non sappiamo (e forse non sapremo mai) se il periodo che Weiss trascorre a Roma con il principe sia stato una graziosa concessione di Karl Philipp allo stesso Aleksander Sobieski o un vero e proprio contratto, per quanto disgraziatamente transitorio.

Nel 1718-19 – nei viaggi che intraprende su incarico del principe elettore di Sassonia – Weiss passa più di una volta da Praga, dove con molta probabilità incontra il liutaio Thomas Edlinger e altrettanto probabilmente gli richiede di aggiungere due cori al liuto del tempo, che di cori ne ha sempre ancora 11. Il “nuovo” liuto che Thomas Edlinger gli costruisce non ha (ancora) la tratta, ma semplicemente un secondo piccolo cavigliere aggiuntivo e due cori doppi, che gli permettono – alla moda “italiana, si direbbe – di avere un’intera ottava disponibile nei bassi.
Dal 1719 la musica di Weiss inizierà infatti a fare uso dell’intera ottava dei bassi con crescente sistematicità e la musica composta precedentemente verrà “corretta” (se così si può dire) per sfruttare i due cori aggiuntivi accordati abitualmente in si e la, rispettivamente.

Per entusiasmo tutto personale aggiungo che nel primo trimestre del 1718 Weiss si trova a Dresda alla corte di Augusto il Forte, su licenza di Karl Philipp. Il 4 aprile infatti riceve da a Augusto il Forte una lettera di scuse da consegnare a Karl Philipp, in cui il principe elettore di Sassonia ringrazia Karl Philipp e lo prega di scusare il suo servitore per la prolungata assenza.
Per consegnare questa lettera e congedarsi in via definitiva da Karl Philipp, Weiss deve raggiungerlo a Neuburg an der Donau, dove Karl Philipp è temporaneamente di stanza con il suo seguito. Se la presenza del Governatore del Tirolo è ancora documentata a Neuburg il 22 luglio 1718, il 13 agosto Karl Philipp è già a Schwetzingen e da lì raggiungerà Heidelberg.
Come nota di colore per chi, come tutti noi frequentatori della Sommerakademie – Alte Musik, è definitivamente legato a Neuburg, si può con relativa sicurezza affermare che nel luglio di 300 anni fa, anche Silvius Leopold Weiss vi soggiornò.

Nell’articolo del Lexicon (Johann Christoph Gottsched, ed.,“Handlexicon oder kurzgefasstes Wörterbuch der schönen Wissenschaften und freyen Künste”, Leipzig, 1760) dedicato a Weiss, la liutista e sua allieva Luise Gottsched gli attribuisce la paternità della tratta – caratteristica che lo strumento assumerà circa 10 anni più tardi – e dei 13 cori, da cui il liuto non si allontanerà più.

Credo perciò sia ragionevole affermare che lo strumento a 11 cori ha percorso la Francia e la Germania, si è incrociato più volte con il gusto italiano e con l’aiuto di un liutaio tedesco trapiantato a Praga – su indicazioni di un musicista tedesco nato nell’attuale Polonia e a servizio di un Governatore del Tirolo – ha raggiunto la configurazione che oggi noi definiamo “liuto barocco”.

Non riesco a immaginarmi un destino più europeo di così.

A proposito di Maria Angela: negli anni immediatamente successivi al 1713 se ne perderà ogni traccia. Non c’entra nulla con lo strumento, ma non riesco a impedirmi di domandarmi che fine abbia fatto la povera Maria Angela…