Corsi, ricorsi e uno sgabello

Folger-19 Dopo due anni di scarsa frequentazione del repertorio “rinascimentale” (e sappiamo tutti benissimo che è un’orrenda definizione…) mi sono ritrovato in montagna con un po’ di lussuoso tempo libero e il Folger Dowland Manuscript.
Avevo ancora gli appunti della lezione dello scorso anno con Jakob a proposito della Lachrimae Pavan, ma soprattutto avevo ascoltato l’incredibile concerto di Emma Kirkby e Jakob a Neuburg an der Donau, e mi si erano scolpite parecchie sfumature nella memoria.
In sostanza ho trascorso quasi un mese senza suonare altro che no fossero i brani di John Dowland (o presunti tali) dal Folger Dowland Manuscript.
E’ un percorso strano quello che passa dall’11 cori francese per ripiombare nella musica di Dowland sull’8 cori (eh sì, volevo venderlo, ma Jakob mi ha convinto a tenerlo…)
Ho dovuto ristudiare una postura che andasse d’accordo con la mia altezza, grazie a una fantastica panca da falegname che ho trovato in montagna e che è proprio della giusta altezza.

Rientrato a casa ho potuto approfittare di un fantastico regalo di Natale ricevuto lo scorso anno: per motivi a me oscuri non funzionava granché bene con il liuto barocco, ma si è rivelato assolutamente perfetto per l’otto cori (più piccolo e perciò per me più critico da tenere).
Lo sgabello, se così si può dire, aveva colpito anni fa la mia attenzione durante uno dei miei tanti viaggi di lavoro in Germania ed era rimasto come un desiderio inappagato: si chiama Mi Shu e quest’anno ha vinto il Red Dot design Award.
Frutto della creatività di Frau Gabriele Wander è veramente uno sgabello particolare che obbliga a continui movimenti della colonna vertebrale. Peccato che, per quanto posso vedere, il sito sia solo in tedesco.
Avevo qualche dubbio sulla sua funzionalità per chi, coem noi, appoggia lo strumento sulle gambe, e invece è perfetto, per lo meno per me.
Se non sapete cosa regalarvi a Natale, potrebbe essere una buona idea 🙂

Il manoscritto Vaudry de Saizenay è on-line

Schermata 2011-09-14 a 18.21.46 Dalla Francia ho saputo che la biblioteca di Besançon ha digitalizzato il fantastico manoscritto Vaudry de Saizenay. Lo trovate QUI.

Traduco dall’introduction, a cura di Claude Chauvel, nell’edizione Minkoff dello stesso manoscritto:

Jean-Etienne Vaudry, signore di Saizenay e di Poupet, nacque a Saizenay (Canoten di Salins, Giura) il 26 settembre 1668. Nominato consigliere al Parlamento di Besançon con lettere patenti del 7 settembre 1704, è in questa città che due anni più tardi, nell’aprile 1706, sposò Anne-Claire-Béatrix, figlia di Hugues-François Le Maire, anch’egli consigliere allo stesso Parlamento. Quindici figli nacquero dalla loro unione. Vaudry dimissionò dalla propria carica il 20 agosto 1725 e morì a Besançon il 21 luglio 1742.

Negli ultimi due anni trascorsi quasi interamente sul liuto barocco e il repertorio francese ho immaginato che si potrebbe scappare dal mondo portando con sé unicamente il manoscritto Barbe e il Vaudry de Saizenay. In effetti è più o meno ciò che accadde agli estensori delle raccolte in questione 🙂