Barocco francese e basso continuo

Gli ultimi tre mesi sono scappati via ad altissima velocità: sono scosciente che questa sia una banalità (quasi) imperdonabile, ma mi sembra che sia l’unica possibile giustificazione per il perdurante silenzio sul mio blog.
Nel frattempo ho constinuato a frequentare il repertorio francese barocco: Gautier (Ennemond e Denis), Mouton, Mercure, Mademoiselle Boquet e recentemente Jacques de Gallot.
Quello che era stato pensato come un repertorio da concerto si trasforma in una frequentazione ripetuta e continuativa, che fa emergere sempre più sfumature fomdamentali all’interpretazione di questa musica così “sfuggente”.
Insomma, da un lato mi dispiace che la Fondazione Querini Stampalia abbia così bruscamente interrotto la collaborazione con la SMAV che durava da molti anni, impedendomi così indirettamente un concerto che ho tanto atteso (e curato!), d’altra parte ogni mese in più porta con sé una nuova consapevolezza delle difficoltà interpretative connesse a una musica che nel modndo dei liutisti non sempre sembra trovare il proprio posto.
Paradossalmente non troverete così tanti dischi e concerti dedicati a questo repertorio, mentre è largamente evidente che chiunque abbia dieci dita e un liuto non resiste alla tentazione di cimentarsi con John Dowland, nonostante non si tratti esattamente di un autore alla portata di tutte le mani…

La costante abitudine del liuto francese ha portato con sé l’inevitabile conseguenza di iniziare lo studio del basso continuo proprio su questo strumento, anche se l’11 cori non sembra essere lo strumento più utilizzato a questo scopo.
Invito gli scettici a dare un’occhiata al testo di Perrine, Livre de Musique pour le Lut, Paris 1680, la cui ricchissima introduzione è splendidamente riprodotta nel volume 19-2 della collana “Méthodes et Traités” splendidamente pubblicata dalle Editions Anne Fuzeau (acquistatelo on-line!)
Perrine dedica moltissime pagine a un prontuario delle posizioni del basso continuo: forse a dimostrazione del declino inarrestabile dello strumento in quel periodo, ma anche a sottolineare che nulla sembrava impedire al liuto di offrire il suo apporto nella pratica del basso continuo.
Unico dolore inaggirabile: la musica francese coeva richiede una dimesticheza col B.C. che va ben oltre le mie povere capacità: ci vorrà ancora parecchio…
Nel frattempo ho seguito il consiglio di Massimo Lonardi e ho ricuperato il fac simile delle Six Suittes pour la Flûte avec la Basse di Charles Dieupart presso le ottime edizioni Mieroprint: il lavoro è lungo e la strada in salita!