Basso continuo

BassusIl riscaldamento ad aria di casa mia mi costringe di fatto a fermarmi: avevo teorizzato di passare la domenica a suonare, e basta, ma il costante riaccordare le corde calanti mi ha un po’ stremato.
E’ abbastanza insopportabile la sensibilità di quasi tutte le corde (nylgut e budello si comportano in modo abbastanza simile) all’alzarsi della temperatura: in pratica o gelo suonando, o smetto di suonare per riaccordare ogni tre minuti.

Il lato positivo dello studio con Massimo è sempre stata la libertà di scelta, il lato complesso dello studio con lui, anche. Il piccolo repertorio francese che ho studiato va ormai abbastanza bene, più o meno pronto per un fantomatico concerto la cui data si sposta continuamente in avanti, sottomessa com’è agli umori dei finanziamenti che affliggono i musei veneziani.
Passo così oltre: dopo l’esperienza estiva con Jakob Lindberg e il Prologo dell’Orfeo di Monteverdi, insisto e ottengo da Massimo di iniziare “ufficialmente” a cimentarmi col basso continuo. Il risultato è una lezione di durata doppia (manca un allievo e Massimo è, come sempre, troppo generoso) che si conclude con un inizio di cefalea.
Mi rendo conto velocemente che devo rispolverare nozioni lontanissime nella memoria e sviluppare una capacità di ragionamento armonico che non ho mai dovuto utilizzare prima. Dopo qualche esercizio – tanto per capire come funziona il sistema di numerazione – vengo messo di fronte a una pagina di Telemann e al suo basso numerato: mi diverto parecchio, ma mi sembra di essere lentissimo. Ci vorrà un bel po’ di esercizio.
Massimo sottolinea come sarebbe importante assorbire le posizioni fondamentali sul proprio strumento dall’inizio, non solo ora. E mi consiglia di passare proprio questa abitudine a mio figlio Tommaso, cosa che farò dalla prossima “lezione”. Dato che non smetto mai di porrmi sempre la stessa domanda: “Come avrebbe studiato musica un apprendista del primo ‘500?”, non posso che appuntarmi questo ennesimo riferimento da trasferire a mio figlio.
Ma torniamo a me e al mio entusiasmo di principiante per il bassus generalis: dato che la teoria è assolutamente necessaria, ho fatto la mia consueta ricerca in rete e sono inciampato su un sito che contiene i testi di tutti quegli autori che un buon “continuista” barocco è supposto leggere e conoscere a memoria.

bassus-generalis.org merita di essere scorso da capo a fondo. Agli studenti come me segnalo in particolare:

Certo, per gli italiani un bel testo pulito, senza tutte quelle traduzioni a fianco, sarebbe riuscito più pratico, ma in compenso potete girare i links agli amici di altre nazioni e, cosa di non poca importanza, abbiamo a disposizione il testo completo delle opere succitate e gli esempi musicali.

Sono bastate due ore e la musica che già conosco e suono ha cambiato di colpo aspetto: l’intavolatura che ho di fronte si è improvvisamente arricchita di “posizioni” che mi richiamano immediatamente i “6” i “4-3” e quant’altro.
Ciò che amo del viaggio intrapreso ormai da quasi sei anni è che l’ambito dello studio è talmente vasto da non permettere virtualmente alcun limite. Se mai raggiungerò l’età della pensione starò ancora studiando e scoprendo, e potrò lasciare il cane e il giornale a qualcunaltro.