Altri liutisti…

Gruppo Senza nessuna pressione da parte mia, salvo il mio pessimo esempio, mio figlio Tommaso (12 anni appena compiuti) inizierà nei prossimi giorni a studiare il liuto rinascimentale.
Il suo primo strumento sarà indubitabilmente il 6 cori che ho ritirato a Gennaio da Stephen Barber & Sandi Harris, mentre io spendo la maggior parte del mio tempo sul Barocco…

Ci sono fondate speranze che la piccola Cecilia, sua sorella, che canta con gradevoli risultati, si lasci attrarre dal repertorio per voce e liuto.

Mi auguro che Massimo abbia un piccolo spazio nella sua lunga lista di studenti 🙂

Cosa ho imparato quest’oggi…

6cori_nuovo Qualche annetto fa Scientific American pubblicava un bell’articolo, corredato di ampio materiale fotografico, a proposito delle misurazioni effettuate su un certo numero di tavole armoniche di violini.
Non ricordo i riferimenti: ero un ragazzino e la rivista circolava in casa.
L’articolo in questione vertva sulle figure di Chladni (date un’occhiata anche qui) che dimostrano in maniera molto interessante l’evidente accordatura di una tavola armonica.
E fin qui il passato…
Da qualche mese sono tombé amoureux del liuto barocco, in particolare del ‘600 francese, ma soprattutto (e vale la pena di dirlo) dello splendido strumento che ho ricevuto da Hendrik Hasenfuss: poco per volta ha cambiato molte delle mie precedento impressioni riguardo il suono che un liuto deve avere e la facilità della sua tastiera, tanto per fare un paio di esempi 🙂
Una spina nel fianco hanno perciò cominciato a essere i mie due precedenti strumenti che, non completamente abbandonati nelle loro custodie, hanno cominciato a sembrarmi rigidi e scomodi.
Il liutaio Filippo Lesca (niente sito web per lui, mi dispiace!) ha lavorato sul 6 cori e lo ha reso decisamente più agevole, ma con i suoi 63cm di corda vibrante continuava a sembrarmi impossibile. (È interessante notare che fino a luglio mi sembrava uno strumento tutto sommato molto morbido).
In conclusione oggi ho riportato il 6 cori alla sua originale altezza del I coro: un bel Fa# e, come per incanto, lo strumento ha riacquistato un numero di bellissime, dolci sfumature.
Non basta argomentare che, ovviamente, le corde meno tese risultano ben più morbide: è proprio il timbro del suono a essere mutato! Più scuro, più sensato, meno stridulo.
Il cantino rimane da sostituire perché nessun filo da pesca renderà mai ragione del suono di un vero liuto, ma lo strumento ha ripreso una vita che aveva, evidentemente, perso da qualche mese.
Non posso che domandarmi quale risposta darebbe un’analisi basata sulle figure di Chladni condotta sulla tavola armonica del mio dieffopruchar (sic), ma ho imparato che se un liuto nasce per essere intonato in Fa# (sempre supponendo un bel la a 440 Hz) forse può valere la pena di lasciarlo essere se stesso.

Ordinerò una nuova tracolla da José Ahumada e ricomincerò a godermi il Rinascimento italiano su questo piccolo strumento, che solo a dargliene la possibilità sfodera una personalità sorprendente.