Bakfark, Harmoniarum musicarum in usum testudinis…, Kraków 1565

Schermata 2009-10-29 a 14.29.51 Il Münchener DigitalisierungsZentrum si arricchisce di opere di interesse eccezionale anche per i liutisti.
Su segnalazione del liutista giapponese Toshiaki Kakinami, ma anche con l’aiuto della ben nota lista anglosassone, riporto il riferimento all’opera dell’ungherese Bálint Bakfark, Harmoniarum musicarum in usum testitudinis factarum, tomus primus, pubblicato a Kraków nel 1565.

Affinché non si pensi ch’io legga solo musica per liuto barocco 🙂

Opere di Ennemond Gautier (Vieux Gautier) ancora disponibili presso il CNRS

Sono rimasto affascinato da una Chaconne, relativamente semplice, attribuita proprio a Ennemond Gautier e pubblicata recentemente sul Lute Quarterly della Lute Society of America: semplice, ossessionante come ogni chaconne e bella in modo preoccupante.

Ho riascoltato la vecchia registrazione (io possiedo il CD, comperato tanti anni fa…) di Hopkinson Smith dedicata allo stesso autore e poi ho iniziato la mia consueta ricerca, pronto all’altrettanto abituale delusione.

Invece no: le Editions du Centre National pour la Recherce Scientifique hanno ancora disponibili a catalogo le Oeuvres du Vieux Gautier, curate da André Souris e Monique Rollin, a un prezzo francamente ridicolo: € 14,50.
Ristampate nel 1980 non sono ancora andate al macero: per il prezzo di una pizza e di una birra vale assolutamente la pena.

Fac-simile on-line da un blog giapponese

Schermata 2009-10-20 a 14.42.10 Ovviamente mi era già noto che il Giappone avesse ottimi liutisti -basti pensare a Toyohiko Satoh (fino a pochi anni fa docente di liuto al Royal Conservatoire, Den Haag), tuttavia mi ha davvero incuriosito trovare indicato in una e-mail il link a un blog molto simile al mio, ma in Giapponese!

Considerazioni culturali a parte, l’elenco dei fac-simile e delle edizioni nel formato del famosissimo software Fronimo di Francesco Tribioli è ricco e significativo.
Vi invito perciò a visitare il blog del liutista giapponese Kakitoshi-san.

David Kellner e la Phantasia mancante

Immagine 1Una cara amica di penna mi invitava qualche giorno fa a cimentarmi con la Phantasia in la minore dai XVI. auserlesene Lauten-Stücke di David Kellner.
Il barocchista che stenta a formarsi in me raccoglieva immediatamente la sfida (anche perché la prossima lezione di Jakob è ormai alle porte…) e iniziavo a sfogliare la mia infame fotocopia del fac-simile amburghese (1747).
Siccome “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”, scoprivo ahimé che la suddetta copia mancava proprio delle prime quattro pagine, che contengono la sopraddetta Phantasia.
La caccia anche stavolta non è stata vana, e ha rivelato una semplice e leggibilissima edizione della Deutsche Lautengesellschaft a disposizione.
Questa volta -data la stranezza del link- mi sono permesso di scaricare direttamente il file e di metterlo a disposizione qui.

Musica mentis medicina mestae

DSCN1213Nei momenti più complessi, cos’altro si può desiderare se non di ritirarsi “in angulo cum libro” per lasciarsi affascinare da musica sempre nuova e sempre diversa?

Questo è ciò che mi capita da quando la consegna del nuovo strumento mi ha costretto ad avvicinarmi al liuto barocco. Per cinque anni mi sono abituato a sonorità, tecnica, accordatura e scrittura tra loro almeno in parte coerenti: il XVI secolo e le sue infinite sfumature contrappuntistiche, con la difficoltà tecnica costituita dalla musica elisabettiana, abilmente nascosta sotto la preferenza (reale) per il mentalizzato contrappunto italiano.

Non posso ricredermi: mi distacco con enorme difficoltà dalle abitudini costruite e consolidate in questi ultimi cinque anni di studio amorevole e appassionato, tuttavia i 32 brani raccolti da Anthony Bailes e pubblicati da Tree Edition mi trasportano lentissimamente verso un mondo differente, dominato dallo style brisé e da sonorità e tecnica affatto diverse.

Bellissima musica, probabilmente semplice (“Easy pieces”), ma il pollice cerca dei cori cui non era abituato e io tento di non guardare la mano destra a ogni movimento.
Non tanto facile, in fondo 😉

Ma la viziosa curiositas che inficia il paziente lavoro dello studioso (che io non sono) mi spinge a saltare da un libro all’altro, da un fac simile al successivo, da un autore complesso al prossimo: ben lontano da quanto Paul O’Dette dice nella sua ultima intervista (sul Lute Quarterly della Lute Society of America), non ho certo intere giornate a mia disposizione per lo studio.

Ma leggo e provo a suonare,e la musica si fa medicina della mente.