Resonanzen 2009 e un liuto a sei cori :-)

DSCN1073Gli ultimi tempi mi hanno portato lontano dai miei abituali rimuginamenti liutistici e costretto a concentrare il 125% della mia attenzione sulla società che ha la disgrazia di avermi come principale responsabile in Italia.
Ciò non mi ha impedito di attendere trepidante la consueta edizione del festival che Vienna dedica alla musica barocca: Resonanzen. Caratteristica saliente [ per me 🙂 ] di Resonanzen è che il primo fine settimana ospita in tre sale una mostra di costruttori di strumenti per la musica antica e barocca: occasione pressoché unica di vagare incuriosito tra liutai e costruttori di organi portativi e clavicembali, toccando, ammirando e provando quasi tutto. Peccato nelle sale facesse un caldo tremendo che, unito alle temperature invernali esterne, mi ha procurato un delizioso raffreddore che mi terrà compagnia per qualche giorno.
Nel gennaio 2006 avevo festeggiato il mio 40° genetliaco acquistando un delizioso liuto a 8 cori da Stephen Barber & Sandi Harris, che sono nel frattempo diventati degli ottimi amici.
Anche quest’anno l’appuntamento era per la consegna di un liuto a 6 cori, basato su quello conservato nella Collezione Beare di Londra e costruito a Venezia da Magno dieffopruchar (sic) probabilmente intorno al 1550.
La scelta è caduta su questo modello, non troppo diffuso tra i liutisti, per motivi che spaziano dalle dimensioni (la lunghezza della corda vibrante nell’originale è di 64cm, nella copia di 63cm) a me davvero congeniali, fino all’aspetto estetico che io preferisco al consueto Georg Gerle. Le corde contemporanee consentono di accordarlo tranquillamente in sol, a patto di rinunciare al budello per il I coro, anche supponendo un LA a 440Hz, e di ottenere una timbrica piena e squillante, come è caratteristica deglgi strumenti costruiti da Stephen e Sandi.
I “poveri” liutai hanno raggiunto Vienna dopo ritardi di ogni tipo, che li hanno costretti a farsi aiutare (anche da me) per montare in fretta e furia lo stand alla loro consueta posizione (di fronte all’imponente monumento a Beethoven nell’entrata principale della Konzerthaus). Né è mancata la solita sciarpa di lustrini che buttano al collo di Beethoven per consolarlo di rimanere nascosto dientro il loro stand!
DSCN1072Lo strumento è molto bello: avevo scelto un’estetica volutamente scarna, come sarebbe stata quella dello strumento di un povero studente (o di un vero musicista), priva degli avorî riservati ai ricchi collezionisti e amatori del passato. Il guscio è in cilegio, di doghe tagliate consecutivamente per evidenziare le venature, e ha conservato un colore meravigliosamente naturale, che diventerà più scuro col passare del tempo.
La tastiera è in bosso, bordata da due sottili strisce di osso (unica concessione estetica) che impediscono ai tasti in budello di intaccare un legno ben più morbido dell’ebano.
A costo di apparire ridicolo, quando l’ho visto emergere dall’astuccio ancora senza tasti né corde mi sono commosso…

E’ nuovo, dunque è difficile giudicarne la voce, ma la timbrica promette molto bene e conferma la mia personale convinzione che Stephen e Sandi siano spesso ingiustamente sottovalutati dai liutisti italiani.
Io sono felice di avere un secondo strumento fatto da loro e onorato che mi considerino un amico.