Hans Holbein il Giovane

HOLBEIN

Recentemente un post mi ha annunciato il nuovo sito del liutaio olandese Martin de Witte.
A guardare le fotografie, gli strumenti sono tutti molto belli, come dappertutto o quasi, però.
Ciò che colpisce subito è la realizzazione di una copia dello strumento che ha già fatto riflettere molti liutai, ma procediamo con ordine, ut dicitur.
Nel 1533 il pittore tedesco Hans Holbein dipinge “Gli Ambasciatori, oggi esposto a Londra, alla National Gallery.

Martin de Witte non è certo il primo a ispirarsi al liuto di Holbein, altri (ad esempio Martin Shepherd, Stephen Barber & Sandi Harris) lo hanno fatto, e anche la sua copia sembra esteticamente ben riuscita.
Non è tutto.
L’astuccio dello strumento si apre “longitudinalmente”, come nei pochi originali che sono sopravvissuti, con un gusto che non può che essere apprezzabile.
Il liuto è in vendita, pronto per essere provato.
Peccato che L’Aia non sia proprio dietro l’angolo, nemmeno per un viator incallito come me.

La tracolla

Dscn3695Tutti sappiamo che suonare il liuto implica una serie di riflessioni sulla postura, come per qualsiasi altro strumento. Le mie difficoltà in merito avevano già trovato sfogo QUI.

Non amo il poggiapiede chitarristico e deploro accavallare la gamba sinistra sulla destra: costringe la spina dorsale in una posizione che prima o poi fa danni. Inoltre il liuto ha la tendenza a “incassarsi” dietro al polpaccio sinistro, limitando notevolmente l’agilità della mano destra, specialmente se si vuole suonare articolando pollice e indice.
Morale: una bella tracolla, lunga, legata al bottone fissato al fondo del liuto e con una “coda” su cui potersi sedere. Lo strumento resta fermissimo, anche quando le mani si sollevano temporaneamente dallo strumento.
Un piccolo pezzo di pelle scamosciata appoggiato sulla coscia destra impedisce ai liuti verniciati in modo particolarmente lucido di muoversi anche solamente un poco.

Poi, improvvisamente, sulla lista francofona compare l’e-mail di un partecipante che richiede l’indirizzo di José Antonio che fa a mano delle stupende tracolle. L’esempio nella fotografia è suo, ovviamente.
José Antonio lavora scegliendo personalmente i tessuti e per una piccola cifra produce su vostra indicazione la bandoulière (eh sì, in francese si dice così) che vi serve.
Vi domanda che colori preferite, che liuto suonate, fatto con quali legni e che misure siano le più confortevoli, poi vi fa una proposta.
Non vuole essere pagato in anticipo, ma si fida dei suoi clienti.
E parla francese, naturellement.

Commento del 30 novembre 2009: ho aggiornato l’indirizzo e-mail

Il suo indirizzo e-mail è m.ahumadacastro chiocciola numericable punto com

[ sostituite la chiocciola e il punto con il relativo carattere! ]

Io sto attendendo una delle sue meraviglie 🙂

Il manoscritto Herwarth 1511B dalla Bayerische Staatsbibliothek

HerwarthCome spesso accade, sulle varie mailing lists circolano informazioni che valgono la pena di essere segnalate.
Indico perciò la dissertazione di Douglas William Beasley presentata alla University of North Texas nell’agosto del 2007. Il tema riguarda il Mss. Mus. 1511B conservato nella Collezione Herwarth della Bayerische Staatsbibliothek e soprattutto contiene una completa edizione e relativa trascrizione in notazione moderna dell’intero contenuto del manoscritto!
Molti brani risultano inediti.
Vi consiglio di scaricarla da QUI rivolgendo un pensiero riconoscente alla liberalità con cui questo materiale è stato messo a libera disposizione di tutti noi.