A Venezia tutti sanno cos’è un Liuto!

Ho appena finito di rispondere a un messagio sulla lista del liuto in inglese: un giovane curioso pubblica una foto di un tipico, orrido liuto-chitarra di origine tedesca e domanda quanto comuni siano certi strumenti.
Un lettore tedesco risponde che nel suo paese sono comuni e correntemente utilizzati in molte fiere in cui si rievoca il Rinascimento.
La risposta sembra ovviamente orrida, m a Vi invito a riflettere un attimo.
Lo scorso anno entravo alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia con il mio liuto nella sua custodia Kingham e un gruppo di ragazzi mi domandava di che strumento si trattasse. “Liuto”, rispondo io.
Dopo dieci secondi ho sentito una voce nel gruppo sussurrare: “Deve essere uno strumento a fiato!”

La morale mi è sembrata ovvia: forse è meglio lasciar circolare delle imitazioni un po’ grottesche dei liuti, ma che molti sappiano ancora di cosa si tratta.
L’alternativa è passeggiare nella città in cui nel XVI secolo ogni casa possedeva un liuto, vederne raffigurati in ogni chiesa, ma rendersi conto che, nonostante i nostri purismi, nessuno più sa nemmeno cosa sia un liuto.

Anthony Holborne: nuova edizione

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Ho appena ricevuto per posta i due fascicoli:

Anthony Holborne, Fantasies and Dances, a cura di Dario Pivato, ed. Ut Orpheus

Davvero molto belli. Magari un po’ cari, ma questo è un altro tipo di problema 😉

I miei complimenti a Dario Pivato per l’ottimo e paziente lavoro di edizione e revisione dei manoscritti.

Un invito a tutti i componenti del gruppo Liuto_It a comunicare anche le loro edizioni: già due persone mi hanno dato privatamente notizia di loro testi che usciranno quanto prima per L’Epos di Palermo e che sono decisamente interessanti.

Non credo si tratti necessariamente di pubblicità, tenderei piuttosto a pensare a un buon lavoro di condivisione dell’informazione, in particolare vista la mancanza (per quanto ne so, almeno) di riviste liutistiche (più o meno online) che includano recensioni.

Un liuto pakistano??? (ovvero Come ri-cominciò)

Confesso a voi fratelli…

Mi pesa parecchio, ma è una nota che volevo scrivere da un po’ ed eccola qua.

Circolano nel mondo intero, ormai da qualche anno, sedicenti liuti rinascimentali a 8 cori di fattura pakistana. Se siano davvero del Pakistan, non saprei dirvi, ma è vox populi che lo siano.

Nella primavera di qualche anno fa mi trovavo a passare di fronte a un noto negozio di strumenti musicali di Torino e ne vidi uno in vetrina. Oramai avevo abbandonato ogni velleità di avere tempo e voglia di trovare un liuto rinascimentale in vendita a un prezzo accettabile (e in tempi accettabili), perciò mi fiondai nel negozio e, per una cifra risibile, ne uscii con lo strumento che potete vedere nella foto.
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Non sapevo chi l’avesse prodotto, ma posso testimoniare che un po’ suonava.

Per un incidente domestico pochi giorni dopo mi ritrovavo con un pirolo rotto a metà e dovevo ricorrere all’aiuto di Giuseppe Tumiati per una veloce e indolore sostituzione.
Avevo già cercato informazioni sulla rete e scoperto un sito interessante che riportava dei buoni consigli su come migliorare il “migliorabile” di un tale strumento.

L’incontro con Giuseppe Tumiati era comunque stato fruttuoso: mi aveva consigliato (e convinto) a sostituire totalmente la tavola armonica e il ponte. Fece un ottimo lavoro.
Ci volle un po’ (in tutti i sensi), ma alla fine il liuto era diventato (per quanto umanamente possibile) un vero liuto a otto cori, anche se magari un po’ pesante.

L’ho venduto su eBay comunque, e dopo una breve parentesi con un decoroso liuto di Jason Petty ora possiedo il liuto che vedete altrove in questo blog.

La morale è semplice: i liuti pakistani SONO DA EVITARE, ma se proprio non potete farne a meno (??) qualche cosa per migliorarli si può fare. Certo, alla fine avrete speso la cifra richiesta da Barbara Ferloni per uno dei suoi liuti da studio, che a me sembrano molto migliori.

Fate un po’ voi.

Colloque international Spinacino 1507-2007

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Evviva!

Proprio da questo blog commentavo pochi giorni fa l’assenza di un convegno dedicato a Ottaviano Petrucci e a Francesco Spinacino.
Ieri è stato dato l’annuncio sui gruppi Yahoo anglosassone e francofono: il Centre d’Etudes Superieures de la Renaissance terrà a Tours nei prossimi giorni un Colloque international dedicato a Spinacino nel quinto centenario della stampa del suo “Intabulatura de Lauto, Libro Primo

Maggiori informazioni e la locandina completa del Colloque possono essere scaricati QUI.

Le Istitutioni Armoniche di Gioseffo Zarlino

Nel sito dell’I.L.M.A. (Istituto Laboratorio di Musica Antica) di Pordenone è regolarmente ospitata una Rubrica Musicologica che mi sembra davvero interessante.

In particolare mi hanno colpito i molti numeri della rubrica dedicati alle Istitutioni Armoniche di Gioseffo Zarlino.

Niente male come risorsa di studio aperta su un argomento che sulla rete non è molto rappresentato.

Concerti segreti

Facendo polemica non si guadagnano amicizie, questo è certo, tuttavia spero mi perdonerete un’osservazione che non credo completamente sterile.

L’occasione nasce dal concerto che Hopkinson Smith terrà sabato 3 Novembre presso la Sala Consiliare della Provincia di Pordenone.
Tale concerto è presente nel Calendario del sito personale di H. Smith, ma una ricerca capillare sulla rete non ha fornito ulteriori precisazioni.

Fabio Rizza segnalava gentilissimamente a Liuto_It ieri dello spettacolo e concerto con liuto al Planetario di Torino sabato 27 Ottobre: medesima esperienza, provate voi a cercare sul sito del Planetario di Torino o altrove.

Anni fa inseguii per giorni un concerto di Smith a Vicenza, ottenendo alla fine tutte le informazione necessarie e persino DUE biglietti gratuiti. Ancora grazie! Tuttavia fu una caccia degna di Sherlock Holmes.

Medesimo errore è toccato a me personalmente, quando due anni fa ho organizzato qui a Portogruaro (VE) un concerto di Massimo Lonardi: la scarsa pubblicità ha provocato una situazione realmente imbarazzante. A mia discolpa posso solo citare che la stessa sera (e alla stessa ora!) l’Italia giocò una finale dei Mondiali, e questo ovviamente non aiutò 😉

La morale è semplice: anche se il repertorio del nostro strumento è per pochi e non per tutti, e anche se i fondi per la necessaria pubblicistica scarseggiano (e si nota), BISOGNA che si conoscano date, luoghi e programmi dei concerti e magari anche dove e come procurarsi i biglietti.
Può darsi siano forche caudine, ma bisogna attraversarle.
Perché il pubblico possa essere presente, deve in primo luogo sapere e conoscere le iniziative: due manifestini “sgalfi” appesi nei soliti tre negozi di musica frequentati dai soliti noti non contribuiscono certamente ad allargare il pubblico, sia esso pagante o meno.

Sulle conseguenze e il relativo effetto domino sono sicuro di non aver bisogno di intrattenermi.

La discussione continua…

🙂

Seguo con enorme interesse la discussione tra musicisti che ho indirettamente (?) scatenato sulla lista dei liutisti italiani (magari la mia definizione non è delle più fortunate, ma se Vi infastidisce sono disponibile a utilizzarne un’altra).
Tra una precisazione e l’altra c’è infatti molto da imparare, penso: in particolare sull’attitudine con cui ogni interprete si avvicina al problema eminentemente filosofico della storicità.
Interpretazione, ripetizione, riproduzione?
Sembra evidente che le collezioni museali di strumenti a corde pizzicate siano enormemente limitate: se davvero A Venezia nel XVI secolo non v’era casa (patrizia) in cui non vi fosse un liuto, le colleziono dovrebbero mostrarci una varietà ben diversa.
Pensiamo poi a quanto curiose e meno curiose trasformazioni la chitarra ha subito negli ultimi 40 anni: moltissime varianti sono state proposte, alcune da grandi interpreti (Narciso Yepes – chitarra a 10 corde, Göran Söllschner – 11 corde, etc). Possiamo immaginare che la scelta particolarissima proposta da Alessandro Piccinini sia stata una delle molte cui gli strumenti della famiglia dei liuti sono andati soggetti in oltre 250 anni di storia.
Inoltre il richiamo alle fonti documentarie (letteratura, letteratura musicale, iconografia) resta comunque pur sempre interpretativo: è evidente che le fonti a nostra disposizione non saranno mai tutte le fonti possibili: anche solo scorrendo un elenco delle opere per liuto a stampa del primo cinquecento riconosciamo che alcune mancano all’appello.
Nuovi strumenti emergono quasi di continuo e portano alcune certezze al limite.

Due osservazioni mi sembrano irrinunciabili in ogni caso:

  • non sappiamo davvero come le corde fossero costruite, anche se abbiamo un numero sempre maggiore di buone ipotesi;
  • anche se sicuramente il gusto è profondamente cambiato, ritengo si possa immaginare che alcune esigenze non siamo mutate nei secoli. Intonazione e udibilità non erano sicuramente meno presenti ai nostri amici del XVII secolo di quanto lo siano a noi oggi.

Ciò detto, spero che la discussione continui. Cerco di imparare.
Lo immagino come un seminario virtuale, quello che spesso è mancato a noi di lingua italiana.

Grazie.

Il manoscritto 31389 della British Library

Nell’agosto del 2006 Denys Stephens mi scriveva del suo lavoro insieme a John Robinson: la prima edizione moderna del manoscritto 31389 della British Library, di origine veneziana e databile attorno al 1520.
Ecco il testo dell’e-mail:

The music edition I am currently working on for the UK Lute Society with my fellow society member John Robinson is a modern edition of British Library Additional Manuscript 31389. It’s a Venetian lute
manuscript from around 1520 and includes recercars, Pavana / Saltarello dances, a number of Venetian dance-song pieces and one song set for voice and lute. It is not well known as almost all of the tablature is
written without bar lines or rhythm flags, so it’s impossible to play from the original. I have been working on it for four years, and John joined me about two years ago. We have now reconstructed all of the pieces into
playable versions and we have a detailed study of the manuscript and concordance list to include with it. It will be published by the Lute Society in September. It’s music is not of the very highest order (i.e. not another Capirola manuscript) but it contains some very nice pieces and includes pieces by previously unknown lutenists Joan Antonio da Bergamo and Lodovico da Bergamo. It is the fourth earliest surviving
Italian lute manuscript after Pesaro, Thibault & Capirola

L’edizione, comunque interessante, è disponibile da qualche mese presso il sito web della Lute Society britannica.

Naturalmente ha richiesto un quantitativo non indifferente di lavoro di ricostruzione, che può con ragione far storcere il naso ad alcuni. In più, date le abitudini dei liutisti anglosassoni, il lavoro di edizione comporta la trascrizione in intavolatura francese.

Io però un’occhiata la darò comunque.
Per Tommaso d’Aquino la curiositas è un vizio.